mercoledì 19 luglio 2017

La scienza dell'Uno

[articolo da rivedere]

La scrivania di una persona creativa è spesso in disordine, e il motivo razionale è che, se mentre si sta cercando un documento, se ne trova invece un altro inaspettato che scatena un'associazione proficua, ci si trova per le mani una nuova idea. Ho chiamato questa proprietà "Il magico potere del disordine".

Grazie a questa modalità caotica, in questi giorni ho scoperto, una coincidenza interessante, non tramite una scrivania disordinata (cosa che il mio tavolo in effetti è) ma nella lettura disordinata e compulsiva di articoli.
Avevo iniziato a leggere Il Fenomeno Umano di Theillard de Chardin, perché colpito da un post su facebook che ne riportava l'introduzione:
“Per essere correttamente inteso, il libro che qui presento, chiede di essere letto non come un’opera metafisica, né tanto meno come una specie di saggio teologico, ma soltanto e unicamente come un esposto scientifico. La stessa scelta del titolo lo precisa. Nient’altro che il Fenomeno: ma anche tutto il Fenomeno. [...]
È impossibile tentare un’interpretazione scientifica generale dell’Universo, senza aver l’aria di volerlo spiegare fino in fondo. Ma provate solo a osservare queste opere più da vicino: vedrete, ogni volta, che questa Iperfisica, non è ancora, del lutto, una Metafisica.
In ogni sforzo di questo genere, per descrivere scientificamente il Tutto, è naturale che si manifesti, con un massimo d’ampiezza, l’influenza di alcuni presupposti iniziali, dai quali dipende tutta la struttura del sistema che precede. Nel caso particolare del saggio qui presentato, due opzioni primordiali - tengo a precisarlo - si aggiungono, una all’altra, per sostenere e dominare tutti gli sviluppi:
  • la prima, è il primato accordato alla psiche e al pensiero nel Tessuto dell’Universo; 
  • la seconda, è il valore biologico attribuito al Fatto Sociale intorno a noi.
Preminente significato dell’Uomo nella Natura, e natura organica dell’Umanità: due ipotesi che possiamo cercare di rifiutare in partenza; ma non vedo, senza di esse, come si possa dare una rappresentazione coerente e totale del Fenomeno Umano”.




Ciò che mi colpì era che, nel presentare un saggio scientifico, ponesse come premessa il primato di ciò che sta in alto, mentre solitamente la scienza convenzionale (materialista) pone come principio la materia. Empiricamente parlando, da ciò che la ragione pone come primario, derivano diversi sviluppi di pensiero. Dei limiti della scienza materialista oramai si stanno accorgendo tutti, ma volendo rifondare una scienza più ampia, che possa comprendere  una maggior classe di fenomeni, e interpretarli in una maniera più confacente alle esigenze dell'uomo-filosofo in senso platonico, cioè dell'uomo a cui sta a cuore il bene di sé stesso e dell'umanità, da cosa partiamo?
Teilhard dice la sua, ponendo come base il primato della psiche, e sviluppando poi il suo ragionamento scientifico fino ad arrivare a concetti grandiosi come quelli di Punto Omega*, di vita e Supervita.
Magari allo scienziato moderno, che crede in una scienza separata dalla spiritualità, questi collegamenti fanno rabbrividire, eppure è nella ricerca di una interpretazione dei fenomeni più ariosa, di una interfecondazione tra scienza materialista e sapienza tradizionale, che si può giungere ad una comprensione più profonda, e anche più realistica e precisa, del mondo per come è, e per come appare alla nostra coscienza umana. Se si esclude a priori una classe di fenomeni dall'indagine scientifica si avrà ovviamente una sorta di semicecità, sia concettuale che percettiva.
L'opera di Chardin, da quel che sto leggendo, fornisce una base concettuale tramite la quale possiamo formarci una mentalità aperta al fenomeno umano, intendendo l'uomo non solo un'espressione di fisica, chimica, fisiologia, informazione, ma anche come l'espressione di qualcosa di più grande, che per il momento chiamerei Spirito.

Tornando al caos creativo, l'associazione casuale è stata quella con la lettura di questa pagina wiki, della Filosofia e Concetti della Guida Maimonidea dove mi ritrovo un concetto simile a quello espresso da Teilhard:
"Il principio basilare di tutti i principi basilari ed il pilastro di tutte le scienze è sapere che esiste un Primo Essere" ("Leggi sui Fondamenti della Torah", 1:1)
L'introduzione dell'articolo prosegue dicendo che 
La halakhah finale presente nella Mishneh Torah descrive il mondo messianico in cui la halakhah nel suo meglio viene realizzata e ribadisce l’ethos col quale inizia il trattato:
« In quell'era non ci sarà né carestia né guerra, né gelosia né conflitto. Le benedizioni saranno abbondanti, i conforti alla portata di tutti. L'unica preoccupazione di tutto il mondo sarà di conoscere il Signore. Da quel momento gli Israeliti saranno molto saggi, sapranno le cose che sono nascoste ed otterranno una comprensione del loro Creatore al massimo delle capacità della mente umana, come è scritto: Poiché la terra sarà ripiena della conoscenza del Signore, come le acque ricoprono il mare (Isaia 11:9). »
("Leggi sui Re e le Guerre")
Come già scritto, Maimonide non minimizza l'ideale filosofico delle sue opere halakhiche. Al contrario, tale ideale è il principio organizzativo della halakhah nel suo complesso, e questa è la ragione per cui il trattato inizia e finisce con la virtù della conoscenza.
Quando ho letto questa frase ho avuto un fremito interiore, perché la percezione/speranza** di un mondo realizzato, ma per ora non completamente materializzato, pervade anche me, come ha pervaso e pervade innumerevoli altre persone.

Dunque abbiamo due autori che non solo collegano la scienza e lo spirito, ma dicono anche che in una scienza che li contempli entrambi, lo spirito, "ciò che sta in alto", è fondante rispetto alla materia.
Nell'introduzione al libro di Teilhard, Galleni esprime questo concetto dicendo argutamente che "La storia della vita non è nient'altro che un moto di coscienza velata di morfologia" ovvero, potremmo dire, che la morfologia non è altro che il vestito di cui la coscienza si dota per potersi esprimere meglio, o più compiutamente.

Se prendiamo per buona questa impostazione e assumiamo che un sistema concettuale/pratico (una scienza insomma) impostato in questa maniera, porti a una comprensione della realtà migliore di uno fondato sul primato della materia dovremmo, in teoria
  • Dare spiegazione (comprendere razionalmente) un maggior numero di fenomeni rispetto a quello della scienza materialista***
  • Ottenere una tecnologia comprendente una versione migliorata (più completa) sia delle scienze meccaniche/energetiche/informatiche a disposizione della civiltà moderna, sia delle scienze umanistiche/spirituali tradizionali.
  • Realizzare un sistema scientifico compatibile con l'utopia della pace e della prosperità mondiale

Una tecnologia che sia in grado di comprendere le implicazioni tra spirito e materia porterebbe a trovare nuove e migliori soluzioni ai problemi che assillano l'umanità di oggi, e da qui un punto razionale a favore della "speranza".




Questo tipo di impostazione pone però un problema, e cioè è che non è al servizio della materia, ma dello spirito, ed essendo la specie umana partecipe di entrambe queste istanze del reale, non è (per il momento) alla portata di tutti gli uomini.
Mi spiego meglio, con un esempio pratico. Se interpellassimo un certo numero di nostri amici/conoscenti chiedendo "di cosa parliamo quando parliamo dell'Uno" ci troveremmo nella situazione in cui avremmo:
  • un certo numero di persone che ci guarda in modo stranito, magari credendoci impazziti
  • un altro numero, più piccolo, che si metterebbe ad esprimere le varie teorie filosofiche o convizioni personali riguardo al significato di questa parola
  • un'altra parte, la minoranza, che starebbe semplicemente zitta o inizierebbe a dire pacatamente delle storie/parabole (metafore) a riguardo.
Solo quest'ultima parte avrebbe, probabilmente, un'intuizione o una percezione dell'Uno in quanto tale, gli altri non avrebbero la minima idea, o peggio ancora, ne avrebbero un'idea parziale.
Un fatto antropologico****è che un'idea esperienza veritiera di "Uno" è a disposizione solo di una minoranza dell'umanità, che per fortuna sta crescendo di numero (fino a giungere alla realizzazione della profezia di Geremia sulla Nuova Alleanza).
Per essere più chiari, se chiediamo a una serie di persone che cosa sia una mela, avremmo un insieme di risposte abbastanza uniformi e compatibili, se chiediamo dell'Uno avremmo delle risposte che possono essere molto divergenti o insicure, e solo una minoranza avrà coscienza di cosa sta parlando.
Quindi, in altre parole, essendo i nostri concetti mentali radicati nell'esperienza, possiamo essere sicuri di parlare dell'Uno "a proposito" solo se ne facciamo esperienza diretta, come possiamo parlare a proposito di una mela solo facendone esperienza diretta.

In questo fatto "antropologico" credo risieda il problema principale dello sviluppo e la diffusione di una scienza dell'Uno, che un certo numero di cercatori/scienziati (in numero sempre maggiore, fortunatamente) sta cercando di definire e/o sviluppare.

Esistono vari esempi di impostazione di questa scienza, ognuno con le sue peculiarità, per citare alcuni esempi dei quali sono a conoscenza



...e io proverò a farne una mia. Non ha tanto senso studiare gli altri e ripetere, se non per farsi morbidamente ispirare. Ha molto più senso sperimentare e trarre conclusioni, in modo che la mente resti flessibile, condividendo poi con altri ricercatori esperienze e comprensioni, in modo sa superare i modelli scientifici autoritari, per arrivare a una nuova civiltà della conoscenza collettivizzata.





Note:


Arundhati Roy
* Non è facile descrivere questo concetto, ha a che fare con l'unità dell'umanità, con lo sviluppo di una mente universale, e con la fine delle guerre. La fine della storia e di questo mondo, insomma. Interessante  l'analogia con il concetto di Singolarità Tecnologica recentemente diffuso tra gli scienziati materialisti.

** la parola "speranza" non va intesa in senso negativo, di possibilità che potrebbe anche non realizzarsi, ma di direzione verso cui tende l'agire, e che viene percepita a livello profondo come una realtà di valore pari, anzi superiore, a quella che si può osservare con i sensi fisici. Un mondo di cui Arundhati Roy, in una celebre intervista, ne sente la vitalità già presente.
"Il sistema collasserà se ci rifiutiamo di comprare quello che ci vogliono vendere, le loro idee, la loro versione della storia, le loro guerre, le loro armi, la loro nozione di inevitabilità. Ricordatevi di questo: noi siamo molti e loro sono in pochi. Hanno bisogno di noi, più di quanto ne abbiamo noi di loro. Un altro mondo, non solo è possibile, ma sta arrivando. Nelle giornate calme lo sento respirare"

*** per fare un esempio quasi banale, riguardo al dibattito sul rapporto mente-materia la spiegazione offerta da questa impostazione consisterebbe nell'affermazione del ruolo di organizzatore individuale e "materializzatore" del cervello/corpo nei confronti della coscienza, la quale esisterebbe a priori ma in maniera deindividualizzata.

**** questo "fatto antropologico" che a livello individuale può essere assimilato ad una modifica permanente del senso di sé, è riportato da tutte le culture tradizionali, con nomi e immagini diverse. Solo per citarne alcune: Matrimonio mistico (in ambiti cristiani e gnostici), Rinascita dall'alto (Gv 3:2), Risveglio o Illuminazione (Bodhi), Realizzazione di Dio (yoga).
Di questo fenomeno si parla spesso nei vangeli e in altre scritture. Esemplari sono il già citato testo di Giovanni, e il Lg23 del Vangelo di Tommaso:
Gesù disse, "Sceglierò fra voi, uno fra mille e due fra diecimila, e quelli saranno come un uomo solo."


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