domenica 14 ottobre 2018

Il piccolo popolo (delle basse)

piccola poesia sul piccolo popolo delle basse:


Ho conosciuto un popolo
felice e stupefacente,
misterioso,

che vive e prospera
nelle contrade,
nelle stradine,

dove nessuno va mai.

(c.l. 26/8/2018)










martedì 17 luglio 2018

Citazioni sull'unità di scienza e spiritualità

«Dalla religione deriva lo scopo di un uomo; dalla scienza, il suo potere per realizzarlo. A volte le persone chiedono se la religione e la scienza si oppongano l'una all'altra o meno. Si oppongono: nel senso che il pollice e le dita delle mie mani sono opposti l'uno all'altro. Si tratta di un'opposizione per mezzo della quale tutto può essere realizzato.

From religion comes a man's purpose; from science his power to achieve it. Sometimes people ask if religion and science are not opposed to one another. They are: in the sense that the thumb and fingers of my hands are opposed to one another. It is an opposition by means of which anything can be grasped. (da The World of Soundpp. 195-196)

(grazie a Mimma)



Aggiornerò questo post col tempo... Einstein, Newton e altri :)

lunedì 5 febbraio 2018

La funzione della poesia


Mi è piaciuto molto questo discorso, perché rispecchia l'afflato poetico che sento sorgere dentro di me a volte. Pur senza attingere alla sapienza umana, lo spirito poetico si comunica agli uomini, tramite i poeti. Al momento opportuno pubblicherò l'inno alla nutria, e nulla sarà più come prima!



« Qual è oggi l’utilità o la funzione della poesia? ». La domanda si rivela non meno urgente per il fatto di essere posta in tono provocatorio da tanti babbei o soddisfatta con risposte apologetiche da tanti sciocchi. La funzione della poesia è l’invocazione religiosa della Musa; la sua utilità è la sperimentazione di quel misto di esaltazione e di orrore che la sua presenza eccita. Ma « oggi »? La funzione e l’utilità rimangono le stesse: solo l’applicazione è mutata. Un tempo la poesia serviva per ricordare all’uomo che doveva mantenersi in armonia con la famiglia delle creature viventi tra le quali era nato, mediante l’obbedienza ai desideri della padrona di casa; oggi ci ricorda che l’uomo ha ignorato l’avvertimento e ha messo sottosopra la casa con i suoi capricciosi esperimenti filosofici, scientifici e industriali, attirando la rovina su se stesso e sulla sua famiglia. L’« oggi » è una civiltà in cui gli emblemi primi della poesia sono disonorati; in cui il serpente, il leone e l’aquila appartengono al tendone del circo; il bue, il salmone e il cinghiale all’industria dei cibi in scatola; il cavallo da corsa e il levriero al botteghino delle scommesse; e il bosco sacro alla segheria. Una civiltà in cui la Luna è disprezzata come un satellite senza vita e la donna è « personale statale ausiliario ». In cui il denaro può comprare ogni cosa eccetto la verità, e chiunque eccetto il poeta posseduto dalla verità.

Robert Graves, La Dea Bianca, pag. 19


[EDIT aggiungo anche questo seguito, in cui Graves si rivolge direttamente ai poeti]

Datemi pure della volpe che ha perso la coda; io non sono servo di nessuno e ho scelto di vivere nella frazione di un paesino sui monti di Maiorca, cattolico ma antiecclesiastico, dove la vita è ancora regolata dall’antico ciclo agricolo. Privo come sono della coda, ossia del contatto con la civiltà urbana, tutto ciò che scrivo deve suonare assurdo e irrilevante a quelli tra voi che sono ancora legati agli ingranaggi della macchina industriale, sia direttamente come operai, dirigenti, commercianti
o pubblicitari, sia indirettamente come funzionari, editori, giornalisti, insegnanti o dipendenti di una rete radiofonica.
Se siete poeti, comprenderete che l’accettazione della mia tesi storica vi obbliga a una confessione di tradimento che sarete restii a fare. Avete scelto il vostro lavoro perché vi prometteva un’entrata costante e il tempo libero necessario per rendere un prezioso culto a metà tempo alla Dea che adorate.


mercoledì 24 gennaio 2018

Realizzazione di un modello verosimigliante 3D della Luna

Un progetto che ho realizzato l'anno scorso all'Opificio Golinelli di Bologna... queste sono le slide della presentazione finale. veramente una grande soddisfazione.














Quando la situazione sarà propizia ci saranno ulteriori sviluppi...

mercoledì 17 gennaio 2018

Bitcoin, vangelo e prosperità

Premessa: questo articolo non vuole parlare di moralità, ma di sovranità. Non voglio cioè sia preso come moralista, ma come richiamo alla capacità personale di produrre responsabilmente il nostro destino.


Una discussione su facebook, riguardo ai Bitcoin e alle banche, mi ha permesso di dar voce a una serie di considerazioni che ho maturato nel corso degli anni.

Praticamente, l'amico riportava questo passaggio tratto da un articolo de Il Sole 24 Ore
La criptovaluta ha la funzione di unità di conto? «A mio parere no - risponde Ferdinando Ametrano, docente Bitcoin e Blockchain Tecnologies all'Università Bicocca di Milano -. L’offerta finale del numero di Bitcoin è definita. Una condizione che, nei fatti, lo rende volatile. Variabile nel suo valore con il mutare della domanda». In un simile contesto «la criptovaluta non può considerarsi unità di conto perché è come un metro che, con il passare del tempo, si allunga o si accorcia». Di conseguenza non è un buono strumento da usarsi nella contabilizzazione.
E le mie (forse troppo veementi) risposte sono state:

Le banche classiche hanno tutto da perdere dallo svilupparsi di queste monete alternative. Per questo le snobbano, salvo poi comprarle se pensano che avranno un futuro.
La struttura peggiore presente nel mondo è quella della finanza, che governa gli stati e gli eserciti... ogni tentativo di creare realtà che la superino è meritorio.

Ancora:
Luca Fantacci, docente di storia economica all'Università Bocconi - spiega...
Le discussioni sulla definizione di moneta alle quali avevo assistito al tempo del gruppo spontaneo di Cittadini oltre la Crisi, mi aveva lasciato con l'amaro in bocca. Comuni cittadini che stavano a dibattere sulla definizione di moneta, citando quel o quell'altro teorico, senza approdare a nulla. Sembrava di assistere a una discussione di medici ottocenteschi sul ruolo delle influenze astrali negli umori umani... insomma un dibattito tra sordi su argomenti del tutto teorici o infondati.
I Banchieri, partendo da arbitrarie definizioni, si prendono giustamente il diritto di dire agli ignoranti cosa è e cosa non è una moneta. Questo serve non tanto a raggiungere una verità di qualche tipo, quanto a manipolare i poveracci, e facendogli dimenticare un fatto ovvio, se uno si toglie i paraocchi.


Il fatto di cui parlo è che una moneta è quella cosa che il popolo usa come una moneta. Possono essere (storicamente) i semi di cacao, le conchiglie, l'oro, le monete o la carta timbrata, o i bit. Se la massa umana, i lavoratori, crede che una cosa sia una moneta, abbia valore, e la usa come moneta, quella cosa "diventa" una moneta, perché noi, collettivamente, proiettiamo il valore su questa o quella situazione.
Non a caso, gli indiani americani, vedendo gli invasori occidentali che si scannavano per l'oro, chiamavano questo minerale: "Il metallo giallo che fa impazzire l'uomo bianco". Questa definizione può essere fatta da chi si sente esterno a questo sistema di potere. Ma se ci sono degli esterni, significa che il vincolo non è reale, è illusorio, anche se si tratta di un'illusione condivisa da molti. Riconoscere la natura illusoria del potere del denaro è il primo passo per poter avvalerci di certe libertà nei suoi confronti.

mercoledì 8 novembre 2017

La Dichiarazione per un'etica mondiale

Ieri sera ho assistito alla bellissima conferenza di Beppe Robiati, dal titolo "La terra è un solo paese, l'umanità i suoi cittadini" - Come realizzare questa visione? - Dalle parole ai fatti; il valore dei principi, l'efficacia delle azioni.
Durante la conferenza Beppe ha illustrato con la solita , oltre che della vita e del messaggio di speranza di Bahá’u’lláh, e dell'importanza dell'etica e dei valori per la il benessere dei popoli, dei principi etici mondiali riconosciuti dalla comunità delle religioni... sono molto interessanti perché, oltre a contribuire alla pace e alla definizione di un'etica a livello mondiale (quindi per la regolazione dei rapporti intra ed extranazionali), possono aiutarci a gestire nella pratica i rapporti non sempre facili tra noi e i "nuovi arrivati" di altre culture, che fanno riferimento a sistemi religiosi/valoriali diversi, ma che in generale rispettano certi valori tradizionali anche più di noi occidentali "emancipati".
Questi principi sono insomma trasparenti alle differenze religiose, ma sono accettabili anche dai laici che abbiano una coscienza. Andrebbero prima praticati e sviluppati nel quotidiano, e poi anche insegnati agli altri.



«Quest'unico mondo ha bisogno di un unico ethos fondamentale; quest'unica società mondiale non ha certamente bisogno di un'unica religione e di un'unica ideologia, ha però bisogno di alcuni valori, norme, ideali e fini vincolanti e unificanti.»
(HANS KÜNG, Progetto per un'etica mondiale)

Nel 1993, alcuni rappresentanti del Parlamento delle religioni del mondo hanno reso pubblica una Dichiarazione per un’etica planetaria, la quale afferma che «esiste già tra le religioni un consenso suscettibile di fondare un’etica planetaria; un consenso minimo che riguarda valori obbliganti, norme irrevocabili e tendenze morali essenziali». Questa Dichiarazione contiene quattro princìpi.

  1. «Nessun nuovo ordine del mondo senza un’etica mondiale». Noi tutti abbiamo una responsabilità nei confronti di un migliore ordine mondiale.
  2. «Ogni persona umana sia trattata umanamente». La presa in considerazione della dignità umana è considerata come un fine in sé. Tale principio riprende la «regola d’oro» che è presente in molte tradizioni religiose. 
  3. La Dichiarazione enuncia quattro direttive morali irrevocabili:
    • l'impegno per una cultura della nonviolenza e del rispetto di ogni vita. “Non uccidere” o, in positivo, “Rispetta ogni vita”.
    • l'impegno per una cultura della solidarietà e un giusto ordine economico.“Non rubare” o, in positivo “Agisci in maniera corretta e leale
    • l'impegno per una cultura della tolleranza e per una vita nella sincerità. “Non mentire” o, in positivo, “Parla e agisci con sincerità
    • l'impegno per una cultura della parità dei diritti e della solidarietà fra donne e uomini. “Non commettere atti impuri”* o, in positivo, “Rispettatevi e amatevi a vicenda
  4. Riguardo ai problemi dell’umanità, è necessario un cambiamento di mentalità, affinché ciascuno prenda coscienza della propria pressante responsabilità. È dovere delle religioni coltivare tale responsabilità, approfondirla e trasmetterla alle generazioni future. 


Cito da Wikipedia:
Fin dalle prime parole la Dichiarazione metteva poi in luce quanto il proprio intento fosse ben lungi dal voler creare unʼunica sovrastruttura etico-religiosa globale: «Per etica mondiale non sʼintende unʼideologia mondiale o una religione mondiale unitaria al di là di tutte le religioni esistenti». Non si tratta insomma di un altro universalismo universalistico o monocentrico, che intenda soppiantare o ricoprire la molteplicità degli universalismi: «unʼetica mondiale non intende neppure sostituire lʼalta etica delle singole religioni con un minimalismo etico. La Torà degli ebrei, il Discorso della montagna dei cristiani, il Corano dei musulmani, la Bhagavadgita degli indù, i discorsi di Buddha, i detti di Confucio – restano il fondamento per la fede e per la vita, per il pensiero e lʼazione di centinaia di milioni di uomini».

Note:
* Vista l'ampio uso che la Chiesa Cattolica ha fatto del concetto di "atti impuri" per indurre il senso di colpa nei credenti, forse sarebbe più appropriato in Italia tradurre questa norma con "gestisci la tua sessualità", ma l'argomento è da approfondire, perché da una parte è indubbio che la sessualità vada controllata (da noi i crimini sessuali, come gli stupri, sono all'ordine del giorno), dall'altra non è chiaro in cosa consista una sessualità "sana". Per Reich, la sessualità una fonte di energia, ma anche un mezzo di controllo delle masse.

lunedì 23 ottobre 2017

Cristianesimo e sovranità di Comunità

Un essere umano, uomo o donna che sia, deve obbedienza a qualcuno? E se si, a chi? Alcuni risponderebbero alla Chiesa, allo stato, ai schéi (alle esigenze economiche), al proprio marito, al proprio capo, a sé stessi... non è facile rispondere a queste domande. Il cristianesimo ha qualcosa da dire in proposito?
Per accennare una risposta partiamo da lontano...

L'idea che mi sono fatto è che lo spirito cristiano, pur avendo nutrito una civiltà millenaria, non si è ancora espresso completamente a livello umano, in quanto imbrigliato nei sistemi patriarcali e di dominio.
E proprio per questo, innumerevoli voci si sono levate nei secoli per condannare la chiesa cattolica di ipocrisia e tradimento dei valori che essa stessa predica.

La lotta tra cristiani liberi e gerarchie (religiose o statali), che apparentemente è stata vinta da queste ultime ha sortito l'effetto di elevare da terra (tramite roghi o croci, massacri e scomuniche) quelle figure che sono morte o sono state perseguitate a causa dei loro ideali (non a caso accostabili alla figura del Cristo crocifisso dal potere, tanto cara ai cattolici). Citiamo come esemplari Margherita Porete*, le comunità catare, Leone Tolstoj.
In tempi recenti ci sono stati altri uomini interni alla chiesa cattolica che, pur non essendo stati uccisi violentemente, sono stati perseguitati dalle gerarchie, proprio a causa delle loro idee cristiane: Pierre Teilhard de Chardin, Lorenzo Milani, don Zeno Saltini**. Le loro idee andrebbero attentamente studiate, se non altro perché avendo dato tanto fastidio da meritare di essere avversate dal potere costituito, probabilmente sono quelle utili al cambiamento delle strutture patriarcali tuttora in piedi. Non è un caso se Pierre Teilhard de Chardin e Lorenzo Milani, una volta deceduti, sono stati riabilitati e, edulcorati dei tratti più spigolosi, stanno "facendo scuola".

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