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domenica 25 settembre 2016

Cosa fare, come fare

Decidere insieme per praticare davvero la democrazia

di Jolanda Romano


dall'introduzione
In Italia, sempre più spesso, ci troviamo di fronte all’incapacità dei politici, delle istituzioni e anche di noi cittadini di risolvere i conflitti. Capita quando si verificano conflitti territoriali – come la costruzione di impianti indesiderati o di infrastrutture – o conflitti valoriali – come le discussioni sugli embrioni, sul fine-vita o sui diritti. In questi casi stentiamo a giungere a una soluzione, ci basta schierarci su due fronti opposti, per un sì o per un no. A quel punto l’impasse è inevitabile, l’unico nostro obiettivo è difendere la nostra posizione e attaccare quella contrapposta.

Chiunque di noi può immaginare casi di conflitti irrisolti e, nella gran parte di essi, non farà fatica a ricostruire questa dinamica. Lo stallo non è indolore, perché il non decidere genera comunque delle conseguenze: senso di frustrazione, esasperazione degli animi e delle posizioni, danni economici e costi sommersi.

In Italia le persone che sono interessate da un conflitto irrisolto, o che reclamano un diritto a cui chi governa non riesce a rispondere, sono sempre di più. Si tratta di una moltitudine che vive in uno stato di impotenza e isolamento e che esprime questo disagio con la disillusione e la sfiducia nella democrazia (crescente è il partito degli astensionisti). In alcuni casi, come per l’opposizione alla Tav Torino-Lione, una parte di questa maggioranza esce allo scoperto ed esprime la sua rabbia aderendo a proteste che, pur nascendo come locali, assumono una portata simbolica generale.

Difficile trovare una soluzione condivisa perché i problemi complessi, quando non sono risolti in modo strutturale, finiscono per essere affrontati in modo riduttivo, semplicistico e soprattutto sulla base dell’emergenza.

Gli esempi sono davvero innumerevoli. E tutti indicano chiaramente una cosa: che le soluzioni, volendo invece ascoltare, ci sono o si possono trovare; che è possibile cercare un modo per mettere tutti d’accordo (magari non proprio tutti, ma la maggior parte sì), se si è disposti a concepire progetti radicalmente diversi da quelli inizialmente immaginati. Se il progetto non è calato dall’alto. Ma è proprio questo il punto: spesso non è ciò che vuole il decisore.

La domanda è: noi cittadini siamo disposti a continuare a subire decisioni che vengono prese senza coinvolgerci, a vivere in un progressivo isolamento all’interno di comunità divise e sempre più arroccate, a sopportare l’assenza di una progettualità diffusa, a rinunciare a costruire un futuro non solo ambientalmente, ma anche socialmente sostenibile, per noi e per i nostri figli? Forse no, ma non sappiamo come fare.
Ecco perché ho scritto questo libro. Per dire che esistono dei modi e degli strumenti per opporsi alla dinamica discendente e per risalire insieme la china.


fruibile tramite servizio Mlol

[EDIT sett 2017] trovato questo articolo sulla gloriosa ricostituzione dell'Islanda, molto interessante
http://www.nomos-leattualitaneldiritto.it/nomos/yves-sintomer-sorteggio-e-democrazia-deliberativa-una-proposta-per-rinnovare-la-politica-del-xxi-secolo/

giovedì 24 settembre 2015

No place to hide - Sotto Controllo



Ho appena finito di leggere questo libro (vincitore del Premio Pulitzer nel 2014) che svela le tecniche e i progetti del governo americano per la sorveglianza globale.
Mentre il libro racconta la vicenda di Snowden dal punto di vista del giornalista che più di tutti ha collaborato con lui, i come e perché Edward è arrivato a fare queste scelte che hanno messo a repentaglio la sua vita.
“Ho deciso di sacrificarmi perché la mia coscienza non può più accettare che il governo statunitense violi la privacy, la libertà di Internet e i diritti basilari della gente in tutto il mondo, tramite un immenso meccanismo di sorveglianza costruito in segreto”
Gli ultimi capitoli del libro fanno riflettere sul rapporto tra diritto alla privacy e libertà di pensiero e di opinione. sul valore della dissidenza e quanto questa dia fastidio ai poteri costituiti pur essendo il motore dell'evoluzione sociale.

Riporto un estratto dalla conclusione del libro, che mi è piaciuto perché riconosce come in realtà uomini retti e determinati possano fare molto per cambiare il mondo.

Andrebbe fatta una riflessione sul "caso" Erri de Luca, che probabilmente un giorno sarà ricordato come un partigiano della libertà di opinione, ma che ora rischia il carcere per aver detto cose "non gradite" all'establishment economico.



Estratto dalle pagg 369-370

L’amministrazione Obama, che ha perseguito gli informatori più di tutte le precedenti messe insieme, ha tentato di creare un clima di paura che scoraggiasse eventuali gole profonde, ma Snowden ha distrutto quello schema. E riuscito a rimanere libero, fuori dalle grinfie degli Stati Uniti, e, soprattutto, ha rifiutato di nascondersi, si è fatto avanti a testa alta, si è identificato. Di conseguenza la sua immagine pubblica non è quella di un detenuto in manette e in tuta arancione, ma di una figura indipendente, articolata, capace di parlare per sé, di spiegare cosa ha fatto e perché. Non è più possibile per il governo statunitense distogliere l’attenzione dal messaggio semplicemente demonizzando il messaggero. C’è una lezione importante, in questo, per i futuri whistleblower [informatori ndr], dire la verità non deve necessariamente distruggervi la vita.
Quanto al resto di noi, l’ispirazione di Snowden è meno profonda. Ha ricordato a tutti la straordinaria capacità dell’essere umano di cambiare il mondo. Una persona come tante sotto i più diversi aspetti — cresciuto in una famiglia non particolarmente ricca né potente, privo persino del diploma delle superiori, oscuro dipendente di una gigantesca corporation — attraverso un moto di coscienza, ha letteralmente alterato il corso della storia.
Anche gli attivisti più impegnati sono spesso tentati di cedere al disfattismo. Le istituzioni dominanti sembrano troppo potenti per poter essere affrontate, le ortodossie troppo radicate per poterle estirpare; e ci sono sempre varie parti in causa che hanno interesse al mantenimento dello status quo. Ma sono gli esseri umani presi collettivamente, non un numero ristretto di élite che opera in segreto, a poter decidere in che genere di mondo vogliono vivere. Promuovere l’umana capacità di ragionare e di prendere decisioni: questo è lo scopo della pubblica denuncia, dell’attivismo, del giornalismo politico. Ed è ciò che sta accadendo ora, grazie alle rivelazioni di Edward Snowden.


Slide from an NSA presentation on "Google Cloud Exploitation" from its MUSCULAR program; the sketch shows where the "Public Internet" meets the internal "Google Cloud" where user data reside. Fonte Wikipedia [EN]


Link ad altri articoli riguardanti la vicenda e i documenti svelati da Snowden

http://aurora-brescia.blogspot.it/2014/09/tutto-sotto-controllo-e-nessun-posto.html

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