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lunedì 23 ottobre 2017

Cristianesimo e sovranità di Comunità

Un essere umano, uomo o donna che sia, deve obbedienza a qualcuno? E se si, a chi? Alcuni risponderebbero alla Chiesa, allo stato, ai schéi (alle esigenze economiche), al proprio marito, al proprio capo, a sé stessi... non è facile rispondere a queste domande. Il cristianesimo ha qualcosa da dire in proposito?
Per accennare una risposta partiamo da lontano...

L'idea che mi sono fatto è che lo spirito cristiano, pur avendo nutrito una civiltà millenaria, non si è ancora espresso completamente a livello umano, in quanto imbrigliato nei sistemi patriarcali e di dominio.
E proprio per questo, innumerevoli voci si sono levate nei secoli per condannare la chiesa cattolica di ipocrisia e tradimento dei valori che essa stessa predica.

La lotta tra cristiani liberi e gerarchie (religiose o statali), che apparentemente è stata vinta da queste ultime ha sortito l'effetto di elevare da terra (tramite roghi o croci, massacri e scomuniche) quelle figure che sono morte o sono state perseguitate a causa dei loro ideali (non a caso accostabili alla figura del Cristo crocifisso dal potere, tanto cara ai cattolici). Citiamo come esemplari Margherita Porete*, le comunità catare, Leone Tolstoj.
In tempi recenti ci sono stati altri uomini interni alla chiesa cattolica che, pur non essendo stati uccisi violentemente, sono stati perseguitati dalle gerarchie, proprio a causa delle loro idee cristiane: Pierre Teilhard de Chardin, Lorenzo Milani, don Zeno Saltini**. Le loro idee andrebbero attentamente studiate, se non altro perché avendo dato tanto fastidio da meritare di essere avversate dal potere costituito, probabilmente sono quelle utili al cambiamento delle strutture patriarcali tuttora in piedi. Non è un caso se Pierre Teilhard de Chardin e Lorenzo Milani, una volta deceduti, sono stati riabilitati e, edulcorati dei tratti più spigolosi, stanno "facendo scuola".

mercoledì 10 maggio 2017

Fiducia in se stessi di R.W. Emerson

da www.gianfrancobertagni.it


Ne te quaesiveris extra (1)


L'uomo è la propria stella; e l'anima che può foggiare un onesto e perfetto uomo comanda ogni luce, ogni influsso, ogni fato; nulla per lui accade o presto o troppo tardi. I nostri atti sono i nostri angeli, buoni o cattivi, le fatali ombre che ci camminano accanto in silenzio.
Fletcher e Beaumont, La fortuna dell'uomo onesto. Epilogo.


Getta il marmocchio sulle rocce, allattalo al capezzolo della lupa, allevalo col falco e con la volpe, vigore e speditezza siano mani e piedi per lui.


Leggevo, l'altro giorno, alcuni versi scritti da un eminente pittore, versi originali e non convenzionali. L'anima sempre avverte come un ammonimento in versi del genere, quale che ne sia l'argomento. Il sentimento che instillano vale più di ogni pensiero che essi possano contenere. Credere nel proprio pensiero, credere che ciò che è vero per voi, personalmente per voi, sia anche vero per tutti gli uomini, ecco, è questo il genio. Date voce alla convinzione latente in voi, ed essa prenderà significato universale; giacché ciò che è interno diventerà esterno, a tempo debito, e il primo nostro pensiero ci sarà restituito dalle trombe del Giudizio Finale. Familiare com'è una tale voce a ciascuno di noi, il merito maggiore che noi attribuiamo a Mosè, a Platone e a Milton è che essi non tennero in nessun conto libri e tradizioni, ed espressero non ciò che gli altri uomini pensavano, ma ciò che essi pensavano. Ognuno dovrebbe imparare a scoprire e a tener d'occhio quel barlume di luce che gli guizza dentro la mente più che lo scintillio del firmamento dei bardi e dei sapienti. E invece ognuno dismette, senza dargli importanza, il suo pensiero, proprio perché è il suo. E intanto, in ogni opera di genio riconosciamo i nostri propri pensieri rigettati; ritornano a noi ammantati di una maestà che altri hanno saputo dar loro. Grandi opere d'arte non ci offrono una lezione che sia per noi più significativa. Esse ci insegnano ad affidarci alle nostre impressioni genuine con serena inflessibilità soprattutto allorché l'intero clamore di voci è dalla parte opposta. Anzi, potrebbe essere un estraneo, domani, a dirci precisamente, con magistrale buon senso, quello che noi abbiamo nel frattempo pensato e avvertito, e noi saremo costretti, con vergogna, a ricevere da un altro quella che era la nostra propria opinione.
Arriva un tempo, nell'educazione di ciascun uomo, in cui egli si convince che la competizione è ignoranza; che l'imitazione è suicidio; che deve saper accettare se stesso per il meglio e per il peggio, come parte sua; che per quanto il grande universo sia buono e generoso, nemmeno un chicco di nutriente grano può arrivare à lui se non attraverso la fatica prodigata su quel pezzo di terra che gli è stato dato da dissodare. Il potere che è in lui è qualcosa di nuovo in natura, e nessuno, eccetto lui stesso, può sapere che cosa sia quello che egli può fare, né può mai saperlo finché non ha provato. Non per nulla una faccia, un carattere, un fatto possono maggiormente colpirlo, e un altro lasciarlo indifferente. Né è senza una prestabilita armonia che vi sia, per così dire, questa scultura nella memoria. L'occhio fu collocato là dove un raggio sarebbe caduto, di modo che potesse testimoniare di quel particolare raggio. Noi esprimiamo noi stessi soltanto a metà e quasi ci imbarazza quell'idea divina che ciascuno di noi rappresenta. Si può, certo, senz'altro ritenere che essa sia qualcosa di buono, di equanime e di giusti esiti, per cui a buon diritto se ne dovrebbe parlare; ma Dio non vuole che siano dei codardi a rendere manifesta la sua opera. Un uomo si sente sollevato e lieto quando ha riposto tutto se stesso nella propria opera e ha fatto del suo meglio; ma ciò che ha detto o fatto in diversa maniera non gli darà pace. È una liberazione che non libera. Nei tentativi, il suo genio l'abbandona; nessuna musa lo soccorre; non ha più inventività, non ha speranze.
Confida in te stesso: ogni cuore vibra a una tale corda di ferro. Accetta il posto che il divino provvedere ha trovato per te, la società dei tuoi contemporanei, la connessione degli eventi. Gli uomini grandi sempre fecero così, e affidarono se stessi fanciullescamente al genio della loro età, testimoniando la loro percezione che l'assolutamente affidabile aveva preso posto nei loro cuori, operando attraverso le loro mani, prendendo possesso di tutto il loro essere. E siamo ora anche noi uomini, e dobbiamo accogliere con la più alta convinzione il nostro trascendente destino; e non come minorenni e invalidi riparati in un cantuccio, non come codardi in fuga davanti a una rivoluzione, ma come guide, redentori e benefattori obbedienti allo sforzo Onnipotente e avanzanti sul Caos e le Tenebre. (2)
Quali graziosi oracoli ci offre la natura, a tale riguardo, nel viso e nel comportamento di fanciulli, di infanti e perfino di animali! Essi non hanno mai quell'umore d'incertezza e renitenza, quella sfiducia che s'impossessa di noi solo perché la nostra aritmetica ha calcolato le forze e i mezzi che si oppongono a un nostro proposito. Essendo dunque integra la loro mente, il loro occhio è ancora indomato, e noi guardando i loro volti restiamo confusi e perplessi. L'infanzia non si conforma a nessuno; tutto si conforma ad essa, tanto che un bambino riesce di solito a tener testa a quattro o cinque degli adulti che chiacchierano e scherzano con lui. Così Dio ha dotato la giovinezza e la pubertà, nonché l'età matura, di un loro proprio sapore e fascino, rendendo ciascuna età desiderabile e amabile con le sue particolari istanze, nella misura in cui ognuna se ne starà per proprio conto. Non crediate che il giovane non abbia una sua forza solo perché non è in grado di parlare con voi e con me. Uditelo! Nella stanza accanto la sua voce è abbastanza chiara ed eloquente. Sembra che sappia bene come parlare ai suoi coetanei. Timido o ardito, saprà sempre come rendere noi più anziani assolutamente non indispensabili.

giovedì 24 settembre 2015

No place to hide - Sotto Controllo



Ho appena finito di leggere questo libro (vincitore del Premio Pulitzer nel 2014) che svela le tecniche e i progetti del governo americano per la sorveglianza globale.
Mentre il libro racconta la vicenda di Snowden dal punto di vista del giornalista che più di tutti ha collaborato con lui, i come e perché Edward è arrivato a fare queste scelte che hanno messo a repentaglio la sua vita.
“Ho deciso di sacrificarmi perché la mia coscienza non può più accettare che il governo statunitense violi la privacy, la libertà di Internet e i diritti basilari della gente in tutto il mondo, tramite un immenso meccanismo di sorveglianza costruito in segreto”
Gli ultimi capitoli del libro fanno riflettere sul rapporto tra diritto alla privacy e libertà di pensiero e di opinione. sul valore della dissidenza e quanto questa dia fastidio ai poteri costituiti pur essendo il motore dell'evoluzione sociale.

Riporto un estratto dalla conclusione del libro, che mi è piaciuto perché riconosce come in realtà uomini retti e determinati possano fare molto per cambiare il mondo.

Andrebbe fatta una riflessione sul "caso" Erri de Luca, che probabilmente un giorno sarà ricordato come un partigiano della libertà di opinione, ma che ora rischia il carcere per aver detto cose "non gradite" all'establishment economico.



Estratto dalle pagg 369-370

L’amministrazione Obama, che ha perseguito gli informatori più di tutte le precedenti messe insieme, ha tentato di creare un clima di paura che scoraggiasse eventuali gole profonde, ma Snowden ha distrutto quello schema. E riuscito a rimanere libero, fuori dalle grinfie degli Stati Uniti, e, soprattutto, ha rifiutato di nascondersi, si è fatto avanti a testa alta, si è identificato. Di conseguenza la sua immagine pubblica non è quella di un detenuto in manette e in tuta arancione, ma di una figura indipendente, articolata, capace di parlare per sé, di spiegare cosa ha fatto e perché. Non è più possibile per il governo statunitense distogliere l’attenzione dal messaggio semplicemente demonizzando il messaggero. C’è una lezione importante, in questo, per i futuri whistleblower [informatori ndr], dire la verità non deve necessariamente distruggervi la vita.
Quanto al resto di noi, l’ispirazione di Snowden è meno profonda. Ha ricordato a tutti la straordinaria capacità dell’essere umano di cambiare il mondo. Una persona come tante sotto i più diversi aspetti — cresciuto in una famiglia non particolarmente ricca né potente, privo persino del diploma delle superiori, oscuro dipendente di una gigantesca corporation — attraverso un moto di coscienza, ha letteralmente alterato il corso della storia.
Anche gli attivisti più impegnati sono spesso tentati di cedere al disfattismo. Le istituzioni dominanti sembrano troppo potenti per poter essere affrontate, le ortodossie troppo radicate per poterle estirpare; e ci sono sempre varie parti in causa che hanno interesse al mantenimento dello status quo. Ma sono gli esseri umani presi collettivamente, non un numero ristretto di élite che opera in segreto, a poter decidere in che genere di mondo vogliono vivere. Promuovere l’umana capacità di ragionare e di prendere decisioni: questo è lo scopo della pubblica denuncia, dell’attivismo, del giornalismo politico. Ed è ciò che sta accadendo ora, grazie alle rivelazioni di Edward Snowden.


Slide from an NSA presentation on "Google Cloud Exploitation" from its MUSCULAR program; the sketch shows where the "Public Internet" meets the internal "Google Cloud" where user data reside. Fonte Wikipedia [EN]


Link ad altri articoli riguardanti la vicenda e i documenti svelati da Snowden

http://aurora-brescia.blogspot.it/2014/09/tutto-sotto-controllo-e-nessun-posto.html

domenica 9 agosto 2015

La mia idea di comunità

(da collegare con le altre idee)

Un luogo fondato spiritualmente, promotore di bene per i suoi membri, per il territorio dove è incastonato, per il mondo.
Temi: ricerca interreligiosa, ricerca spirituale "empirica", autonomia economica/sussistenza, ricerca culturale e nella buone pratiche. Divulgazione e condivisione tra i membri e con il territorio. Ricerca sociale ed economica (in particolare riguardo alla freeconomy)


Mappa mentale dei temi e delle attività

Alcune idee... clicca sull'immagine per vedere i dettagli della mappa (è possibile leggere delle didascalie passando il mouse sulle voci che contengono l'icona di una matita in alto a sinistra)

Mappa di temi e attività


Ispirazioni

Le ispirazioni che presento vogliono fornire l'archetipo di realizzazione, la direzione, non un piano esecutivo al quale tutti debbano necessariamente attenersi, ma alcuni spunti che, collegandosi con altri che arriveranno, possano permetterci di passare ad una fase successiva di concretizzazione.

Ecovillaggi
In particolare mi paiono interessanti le esperienze di Auroville (nel sud dell'India) che dura da oramai cinquant'anni e la comunità di Tamera (in Portogallo), con la sua prospettiva di comunità di cura territoriale, oltre che la voglia di costruire una rete di cura planetaria (il progetto Terra Nova).

Mashiqu’l-Adhkàr (Casa di Adorazione secondo la fede Bahai) 
E’ composta da un tempio (luogo di adorazione/preghiera/meditazione/contemplazione), con annessi diverse strutture che “daranno assistenza ai sofferenti, sostentamento ai poveri, asilo ai viandanti, consolazione ai bisognosi, educazione agli ignoranti”
Bahá'u'lláh lasciò istruzioni ai Suoi seguaci per la costruzione di templi per il culto in ciascun paese e in ciascuna città del mondo. A questi templi Egli diede il nome di Mashriqu’l-Adhkár 11, che significa «Il Sito dell’Alba delle Lodi di Dio». Il Mashriqu’l-Adhkár deve essere una costruzione poligonale di nove lati, sormontato da una cupola, e deve essere quanto più possibile bello per disegno ed esecuzione; deve ergersi nel mezzo di un gran giardino ricco di fontane, alberi e fiori e circondato da un certo numero di edifìci accessori dedicati a scopi sociali, educativi e di carità, affinché il culto di Dio nel tempio possa essere intimamente associato con le delizie della bellezza della natura e dell’arte e con l'attività pratica per il miglioramento delle condizioni sociali.

Queste potrebbero anche essere identificate come macroaree di funzionamento delle attività della comunità:

  • Adorazione/Preghiera/Meditazione e altre pratiche spirituali di ogni fede e sensibilità
  • Salute/wellness (fisica e spirituale)
  • Economia/condivisione dei beni (agricoltura/orti ma non solo)
  • Accoglienza (di poveri, viandanti, ma anche couchsurfing)
  • Studio/Educazione (ricerca/pratica, scienze interiori ed esteriori, arti, trasmissione, collegati alle altre aree della comunità e al territorio)

Notare che anche Auroville è costituita in maniera analoga, con il luogo di meditazione al centro per espandere da esso "buone vibrazioni".
Interessante il collegamento del pensiero di Baha'u'llah con il tempio/palazzo di Cnosso.


Mondo di comunità e famiglia
www.comunitaefamiglia.org
La comunità di famiglie non si costituisce sulla fusione, ma sul vicinato solidale, non sulle norme ma sulla fiducia reciproca. Le parole chiave di questa esperienza sono: condivisione, sobrietà, accoglienza, solidarietà. Ognuno ha il suo appartamento, ha una sua sovranità inalienabile, ed è totalmente responsabile di sé e delle proprie scelte.
L’equilibrio che si persegue tra valori e stile di vita ed il sostegno reciproco vissuto in una casa solidale, consente alle famiglie e alle persone di trasformare le parole che si portano nel cuore in pratica quotidiana

Geolocalizzazione del progetto

Zona Bassa Veronese, Mantova, ma non necessariamente. Luogo da decidere collettivamente e secondo le possibilità che si trovano.
Modalità di acquisizione terreno/edificio: Bene Comune offerto, sequestrato alla mafia o custodiato popolare

martedì 14 luglio 2015

Centri amministrativi gilanici

Visto che in questo periodo si parla molto di comunità ed ecovillaggi, riporto un testo di Riane Eisler (che sto leggendo appassionatamente) dove viene descritta brevemente la civiltà minoica, e in particolare il palazzo di Cnosso, insieme alle sue funzioni che sono insieme culturali, sociali, spirituali ed economiche.
A me per certi versi fa venire in mente i GAS, come luoghi di ridistribuzione economica, solo che questo luogo (e gli altri simili che si trovavano nelle città vicine) potremmo considerarli molto di più, ovvero come centri di civiltà (non di dominazione, bensì di cooperazione come specifica l’autrice). Da una parte questi centri sembrano l’implementazione delle “Fabbriche di Bene” di cui parla Olivetti, dall’altra ricordano molto da vicino le case di culto previste dalla fede Bahai, che integrano il luogo di culto propriamente detto con delle adiacenze che fungano da asilo per i viandanti, luogo di cura per gli infermi, aiuto per i poveri (quindi centro economico) e funzioni educative/scientifiche. 
Potrebbe essere interessante ispirarsi per creare strutture con analoghe funzioni “olistiche”, come centri di nuova civilizzazione, che aiutino la nostra società ad emergere dal pantano (dis)amministrativo nel quale si è inguaiata.
Spero che questo scritto non sia letto con l’occhio moralista perché, come è evidente per esempio a Pompei, queste civiltà avevano un’idea molto positiva del piacere.


Affresco del Palazzo di Cnosso, illustrante una schema di acrobazie di fanciulle



Partnership e civiltà.

Estratto da “Il piacere è sacro” (R. Eisler) pagg 83-86

Forse non riusciremo mai, dopo tanti millenni di condizionamento, a comprendere appieno come potevano sesso e spiritualità essere un tempo fusi, e ancor meno come una spiritualità erotica potesse manifestarsi nei riti religiosi e nella vita quotidiana.
Ma possiamo esaminare con grande apertura mentale i documenti di cui disponiamo.
Per quanto mi riguarda, ho ricavato alcune delle impressioni più vivide su come il sesso potesse essere insieme piacevole e gaio, oltre che sacramentale e spirituale, dallo studio di quella grande civiltà che al volgere del Ventesimo secolo fu riportata alla luce nell'isola di Creta.
Seguendo l'archeologo britannico sir Arthur Evans, si è soliti chiamare minoica questa civiltà, sebbene il re Minosse appartenesse alla cultura micenea che si sviluppò dopo il 1450 avanti Cristo, quando gli achei indoeuropei ebbero la meglio e assorbirono molti tratti della precedente civiltà dell'isola.
Ma, visto che questa importante cultura incentrata sul culto della Dea viene ancora chiamata minoica, per evitare confusioni, finché non si accrediterà un termine nuovo, userò anch'io questo appellativo. (13)

La società minoica, socialmente complessa e tecnologicamente avanzata, per vari aspetti fondamentali differiva grandemente da altre grandi civiltà dell'epoca.
Per cominciare, sembra aver regnato una coesistenza nell'insieme pacifica tra le varie città-stato dell'isola.
Come lo storico britannico R.F. Willetts osserva, ciò è in forte contrasto con le rivalità micidiali che opposero i successivi Stati greci in qualsiasi area simile.
Egli scrive che sebbene armi e armature conobbero un precoce sviluppo, e le spade cretesi fossero le migliori dell'Egeo, esistono poche prove in Creta del loro uso in combattimenti umani (in contrasto, per esempio, con le tombe micenee). (14) Osserva inoltre che l'insediamento cooperativo minoico, la lunga pratica della sepoltura comune e lo sviluppo apparentemente regolare e uniforme delle varie zone palatine si combinavano a una generale, se non totale, assenza di fortificazioni, a indicare un grado quando meno alto di reciproca tolleranza; e le case di campagna sparpagliate qua e là e le città indifese del successivo periodo palatino parlano chiaramente di pace all'interno e fiducia all'esterno. (15)

Esistono studiosi che tuttora cercano di negare l'evidenza, o di ignorarla, che la società minoica era non soltanto più pacifica ma anche più egualitaria di altre antiche civiltà ben più enfatizzate.
Peraltro, dati in grande quantità indicano che la vita nelle città minoiche era molto diversa da quella che si svolgeva nella maggior parte delle altre civiltà coeve.
Né piramidi né ziggurat dominano le assai più povere dimore della gente comune.
Fatto ancor più rivelatore, le città minoiche mostrano quel che gli studiosi descrivono come uno standard di vita generalmente alto, in assenza di quelle nette differenze tra coloro che hanno e coloro che non hanno che abbiamo appreso ad associare alle civiltà avanzate. (16)

Non s'intende ovviamente dire che la società minoica non conoscesse la gerarchia.
Occorre tuttavia fare una distinzione importante.
Si tratta della distinzione, che ho affrontato altrove quando ho messo a punto la mia "teoria della trasformazione culturale", tra due diverse forme di gerarchia.(17)  Una è la gerarchia basata sulla forza o sulla minaccia della forza, che ho chiamato gerarchia di dominazione; l'altra è una forma molto più flessibile e di gran lunga meno autoritaria, che ho chiamato gerarchia di attualizzazione, accompagnata da una maggiore complessità di funzioni e da maggiore efficienza. (18) E' questa seconda forma, la gerarchia di attualizzazione, che probabilmente descrive meglio la struttura amministrativa e religiosa in antichi siti minoici come il Palazzo di Cnosso, che serviva anche da centro di ridistribuzione delle risorse.
Dovrei a questo punto aggiungere che gli studiosi sono sempre più concordi nel considerare improprio il nome di "palazzo" usato per definire le mirabili strutture, spesso labirintiche, di Cnosso, Zakro, Festo e di altri siti archeologici di Creta.(19) Questi edifici costruiti in modo irregolare, con giardini, corti, teatri e una rete di strade che consente di raggiungerli dalle città e dal mare, pare siano stati una combinazione di centro religioso, amministrativo, legale, artigianale e commerciale.
Vi si svolgevano importanti cerimonie religiose, come le danze dei tori in cui (come ancora si vede nel famoso affresco del Palazzo di Cnosso) fanciulle e giovani contavano le une sugli altri per la propria salvezza, e si aiutavano reciprocamente a saltare sulle corna di quelli che erano tori probabilmente addomesticati ma potenzialmente ancora letali.(20) Come dimostrano le squisite figurine della Dea dei serpenti rinvenute nel Palazzo di Cnosso, le sacerdotesse intessevano stretti rapporti spirituali con i serpenti nelle "trances" estatiche.
E in quei luoghi gli artisti creavano le mirabili figurine scolpite, gli artigiani fabbricavano ceramiche, sigilli e altri oggetti e utensili per uso domestico e per l'esportazione, mentre granaglie, olio e altri prodotti della terra venivano immagazzinati in lunghe file di orci, e molto verosimilmente si riunivano le assemblee per prendere decisioni su questioni importanti quali le opere pubbliche (compresi il sistema igienico, sorprendentemente moderno, le strade pavimentate e i viadotti).
Sempre più concordi sono alcuni studiosi (tra cui Helga Reusch, Emmett L. Bennett, R.F. Willetts, Henri Van Effenterre, Helen Waterhouse) nel riconoscere che l'antica tesi di un re o di un re-sacerdote che da Cnosso governava Creta non è avvalorata da alcun riscontro. (21) In realtà, l'unica opera d'arte che può essere ragionevolmente interpretata come una rappresentazione di un dio-sovrano è costituita dai cosiddetti affreschi processionali.
Un aspetto importante di quest'opera è che la figura centrale, con le braccia levate nell'atto di benedire, "non" sta su un piedestallo elevato né ha dimensioni maggiori delle figure che si avvicinano portando offerte di frutta e vino (come poi saranno presentati i re divini).
Ancor più importante e rivelatore è il fatto che la figura centrale dell'affresco è un personaggio femminile invece che maschile.
Di conseguenza, alcuni studiosi (Reusch, Waterhouse, Willetts, Ruby Rohrlich-Leavitt e Jacquetta Hawkes) hanno scritto di una regina o di una regina-sacerdotessa che rappresenta la Dea officiante nella famosa sala del trono del Palazzo di Cnosso.
Per certo, come sottolinea Reusch, i grifoni ai due lati del trono sono quasi universalmente associati alla Dea. (22) I gigli e le spirali sulle pareti sono altrettanti simboli tipici della Dea, (23) e le piccole dimensioni del trono (in realtà un sedile in pietra elegantemente inciso e non in posizione più elevata) conforta ulteriormente la conclusione che a occuparlo era una donna e non un uomo.
A ciò vorrei aggiungere che forse non di sala del trono si tratta, ma di una stanza (e di una stanza relativamente piccola) in cui un'alta sacerdotessa presiedeva cerimonie e/o udienze su questioni legali e di altra natura.
Peraltro, come sottolinea ancora Willetts, è anche assai probabile che le gerarchie maschili siano coesistite con le sacerdotesse di palazzo, alcune incaricate forse di affari commerciali e marittimi, altre con funzioni sacerdotali. (24) In breve, la struttura sociale della Creta minoica pare conformarsi più al modello della partnership che a quello della dominanza.

[...] se volete continuare la lettura, contattatemi, possiedo l'ebook completo, oppure cercatelo in biblioteca :)

NOTE
NOTA 13: Di recente Mara Keller ha proposto l'espressione Creta Ctonia per definire la civiltà cretese caratterizzata dal culto della Dea. Ctonia era un termine con cui gli antichi chiamavano Creta, là dove, secondo i greci, era venerata Demetra Ctonia, Demetra come Madre Teresa (Keller, 1992).
NOTA 14: Willetts, 1977, pagine 112-113.
NOTA 15: Ibid.
NOTA 16: Platon, 1966.
NOTA 17: Vedi "The Chalice and the Blade".
NOTA 18: Ibid.; Eisler e Loye, 1990.
NOTA 19: Gimbutas talvolta usa il termine "tempio-palazzo" come compromesso in quanto, scrive, il termine "palazzo" ha ormai una lunga tradizione ed è pertanto difficile abbandonarlo completamente (lettera di Marija Gimbutas all'autrice, 14 novembre 1992).
NOTA 20: Così fu girato un film messicano sui tornei coi tori, come m'informarono mentre mi trovavo a Creta nel settembre del 1992. Mi dissero anche che a Creta c'era un gruppo che tentava di riportare in onore questa antichissima pratica allevando tori e cominciando l'addestramento quando erano ancora molto piccoli.
NOTA 21: Come osserva Willetts: Sebbene le cerimonie compaiano di frequente nell'arte minoica, mai una figura regale vi prende parte o la presiede.  Willetts sottolinea anche che la pittura prova ampiamente la posizione predominante delle donne in tali scene e nella cultura minoica in generale (Willetts, 1977, pag. 112).
NOTA 22: Ibid., pag. 111.
NOTA 23: Gimbutas osserva che spesso questi temi compaiono anche nell'antica Thira (Santorini) (lettera di Marija Gimbutas all'autrice, 14 novembre 1992).
NOTA 24: Willetts, 1977, pag. 113.

domenica 17 agosto 2014

La Compagnia degli Amici

Ritratto di George Fox, fondatore
della società degli amici
I membri della Società degli Amici, chiamati volgarmente Quaccheri, costituiscono una forma di Cristianesimo minoritaria, ma estremamente "nobile" e nobilitante per i praticante, riconoscendo nell'uomo, in ogni uomo, una luce divina, un seme che può crescere ed illuminarlo nell'intimo.
I Quaccheri praticano il silenzio (il Santo Silenzio) come forma di culto, e cercano innanzitutto di essere persone di pace sull'esempio di Gesù. I loro valori sono la sincerità e la schiettezza, cercando la verità in tutte le cose.
La pratica del silenzio è importante perché aiuta a riconoscere questa verità e a portarla alla coscienza.

Li ho conosciuti ascoltando un capitolo dell'audiolibro "La saggezza di Abdul Bahà" dov'egli parla della Compagnia degli amici.

Riporto le tre puntate della trasmissione radiofonica "Uomini e Profeti" dove Pier Cesare Bori (personaggio molto illuminato) parla dei quaccheri.

  • Il movimento dei Quaccheri, il pensiero del suo fondatore George Fox (1624-1691, la dottrina della "luce interiore", il pacifismo: ne parliamo con Pier Cesare Bori in una nuova serie delle "Letture" di Uomini e Profeti.
    download
  • 2a puntata 'Il paese della libertà' 03-05-2009
  • Esploriamo in questa serie, guidati da Pier Cesare Bori, la storia della Società degli Amici, la comunità religiosa nata in Inghilterra intorno alla meta del Seicento, una chiesa che prende il nome dal capitolo quindici del Vangelo di Giovanni, dove Gesù dice "non vi chiamerò più servi ma amici" e dice anche "non c'è cosa più bella che dare la vita per i propri amici". Chiamati quaccheri con un termine spregiativo, i seguaci di George Fox hanno avuto un percorso che arriva fino ad oggi e che si è sviluppato particolarmente negli Stati Uniti d'America, dove fu costituito uno stato quacchero, la Pennsylvania, dal nome del suo fondatore William Penn.
  • La responsabilità sociale e la preghiera, l'educazione dei giovani, il ruolo delle donne, il pensiero sulla pace nella tradizione quacchera. Ne parliamo nell'ultima puntata di questa serie con Pier Cesare Bori, analizzando anche come si è ridefinito oggi nel mondo il movimento dei quaccheri.
Buon Ascolto!


PS1: Oltre all'avvincente spiritualità, è molto interessante la riflessione di Pier Cesare sull'istituzione di uno stato Quacchero negli Stati Uniti d'America, e sulla differenza tra il rapporto tra religione e stato in Europa ed America. Quella riflessione mi ha portato a definire un ragionamento riguardo agli stati nazionali e alle teocrazie, ovvero che lo stato moderno laico è nato anche perché le religioni come si presentavano nel 20° secolo erano incapaci di incarnare dei valori universali. Ma al pari degli organismi religiosi, il valore di una struttura statale si misura nella sua capacità di implementare quei valori importanti per il benessere dei popoli.
E' necessario che uno stato esprima valori spirituali per essere legittimanto nel suo agire, perciò uno stato deve esprimere valori spirituali, altrimenti ad esso è logicamente preferibile una teocrazia che li implementi.
Questo pensiero dovrebbe far inorridire gli illuministi, ma l'esperienza quacchera sembra mostrare che la distinzione "stato laico" e "teocrazia" potrebbe venir superata dal concetto di stato basato sulla verità e sulla giustizia (magari anche fraternità e libertà). Alcuni pensano che una verità non esista o non possa essere identificata, ma altri sanno che la verità esiste ed è trovata da chi la cerca liberamente e senza preconcetti. Si potrebbe anche dire che la democrazia, osservata da una prospettiva spirituale, esprime esattamente la ricerca di questi valori da parte del popolo. Oppure che la democrazia è lo strumento necessario al popolo per poter ricercare ed esprimere questi "sacri" valori.

PS2: I podcast non sono più reperibili sul sito della trasmissione, ma per fortuna sono riuscito a scaricarli da un altro sito http://podcasthall.forumcommunity.net/  W La FreEconomy!!

lunedì 21 luglio 2014

Regalare i soldi conviene

Posto questo articolo preso da Internazionale n° 1059 perché parla dei vantaggi del donare soldi ai poveri e degli esperimenti sul reddito da cittadinanza. Lo sapete che in Svizzera stanno facendo un referendum per assegnarsi un reddito da cittadinanza? 
Credo che questa sia una delle soluzioni da implementare per costruire una società più equa e creativa.


Regalare i soldi conviene

Rutger Bregman, de Corrispondent, Paesi Bassi

Molti pensano che sia sbagliato aiutare i poveri garantendogli un reddito minimo. Ma alcuni esperimenti degli anni settanta in Canada e negli Stati Uniti dimostrano che crea cittadini migliori e fa risparmiare lo stato.

Leggi tutto...
(Una volta aperto, può succedere che il visualizzatore s'impalli. In quel caso usare il tasto "Download" in alto)

lunedì 3 marzo 2014

Critiche al sistema educativo

Ultimamente si stanno moltiplicando gli input che mi giungono, riguardo al modo in cui funziona il nostro sistema educativo, diciamo di stampo occidentale.
Visto che l'educazione è il contributo che la società dà al modo in cui si formano gli uomini che poi andranno a comporla, formando di fatto la sua struttura autopoietica, da modo in cui si educa viene determinato la direzione che tenderà a prendere. Santi di tutte le fedi, filosofi di tutti i tempi, hanno avuto a cuore il tema dell'educazione. Ragionare costruttivamente sull'istruzione è difficile, perché richiede una capacità di mettere in discussione sé stessi.


Video di Silvano Agosti, perché mostra come il modo di educare sia collegato alla considerazione che si ha dell'essere umano. Persone che hanno a cuore l'essere umano




Cambiare i paradigmi dell'educazione



con annesso video di Sir Ken Robinson, dall'incisivo titolo "La scuola uccide la creatività"


E per finire, nel caso non sia sufficiente, un testo interessante...

Le 7 lezioni insegnate a scuola da tutti gli insegnanti che lo sappiano o meno

Dato che, se vogliamo superare la crisi in atto, il compito che ci attende è nientemeno quello di ricostruire il sistema su basi più sagge, la creatività è una facoltà di cui abbiamo bisogno molto più che in passato.

Chiudo con una stupenda frase di Bahà-ù-llàh:
Considera l'uomo come una miniera ricca di gemme, di valore inestimabile. Soltanto l'educazione può rivelarne i tesori e permettere all'umanità di goderne
Ora sta a noi...

lunedì 27 gennaio 2014

Rinnovamento dell'economia (veneta)

Dico veneta perché sono veneto, se fossi lombardo direi lombarda, ce ne vorrebbero molti, di rinnovamenti economici, uno per comunità.

Dalle mie continue ricerche indipendenti in fatto di economia, stanno emergendo interessanti capisaldi.
L'ultimo concetto di come dovrebbe essere è questo:

Un'economia che sia funzionale al benessere (in senso olistico) e alla prosperità del territorio e che sia completamente autogestita dai lavoratori, nel rispetto dei valori universali di libertà, giustizia e fraternità.

L'ultima grande fonte di ispirazione è stato il concetto di Comunità secondo Olivetti. E' difficile da pensare per chi non è mai entrato in contatto con concetti liberisti, socialisti o semplicemente cristiani, perciò succerisco a chi è interessato di leggersi il libro Il Cammino della Comunità.

Qualche giorno fa, ho notato parecchie convergenze con la teoria economica proutista.*

Si potebbe arrivare ad una concreta sovranità territoriale guadagnandoci le sovranità economica, educativa ed amministrativa**. Queste sovranità vanno ottenute l'una in sinergia con l'altra, in modo graduale riprendendoci lo spazio che ora è  occupato dalla mano invisibile ed iniqua del mercato (insieme alla politica ad esso asservita). Le strutture nazionali e del mercato, eventualmente trasformate dai venti di cambiamento che stanno spirando in questo periodo, andrebbero accettate solo nella misura in cui sono benefiche per la popolazione (come sembra indicare anche la costituzione).

Non è possibile pensare ad un'economia nuova, funzionante a livello territoriale secondo criteri etici, se non si pensa a strutture che la organizzino. Le strutture che erano state adibite alla tutela del benessere dei cittadini (e a prendersi cura del territorio) sono perlopiù in mano a persone e mentalità che non sono in grado di svolgere questo compito***. Nel dubbio che questo sia un problema di etica o di struttura di tali istituzioni, è saggio seguire l'indicazione dell'inventore Buckminster Fuller:

"Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa , costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta" (Buckminster Fuller)

Piuttosto che delegare "terzi" sarebbe opportuno che i territori si preoccupassero di  costruirsi questi nuovi sistemi di autogestione, mettendosi insieme nel caso i compiti risultassero particolarmente onerosi. Queste strutture devono essere tenute insieme da legami franchi e sinceri, non da compromessi interessati.

Il punto naturale di partenza sembra essere la sovranità alimentare, perché il cibo è uno dei beni fondamentali, per poi estendere le sovranità a tutti gli altri ambiti. Quindi possiamo iniziare chiedendoci: "Nel nostro territorio mangiano tutti bene, le persone godono di buona salute?" Diciamo di no. Quindi sarebbe intelligente analizzare collettivamente le cause, e trovate le adeguate soluzioni.
Molti saranno tentati di dare la colpa a questo o a quell'altro fattore esterno, al governo o all'inconsapevolezza degli individui, il che può essere vero, ma in generale questo non porta a soluzioni efficaci sul breve/medio periodo.
Il modo corretto di porre la questione è, a mio avviso, questo: "Come facciamo noi, uomini di buona volontà, a fare in modo che tutti, nel nostro territorio abbiano a disposizione cibo**** di buona qualità?"


Note
*   Sono convitissimo che esista uno Spirito che mostri agli uomini la retta via, e la prova è il fiorire di tante indicazioni convergenti da fonti indipendenti 
** Sul significato di ognuna di queste sovranità va fatto un profondo ragionamento che deve partire dai bisogni fondamentali e dalle aspirazioni proprie dell'individuo.
***In realtà non è dappertutto così, ci sono degli esempi virtuosi come quello dei Comuni a 5 Stelle. Restano però delle eccezioni. 
**** aria, acqua, vestiti, abitazioni, trasporti, educazione, energia... (manca qualcosa?)

P.S. [2017]
Non ardivo ad usare il termine autarchia, ma recentemente ho trovato questo articolo, nel quale si dichiara 

Autarchia, s f., [dal greco autárkeia, composta da auto- (auto) e arkêin (principiare, dominare, governare] è un prestito moderno dal greco antico autárkeia, che significa autosufficienza, o secondo la definizione che ne dà il Bonavilla alla fine dell’ottocento, «principato o dominio di se stesso, e dicesi una virtù che dispone l’uomo a contentarsi del suo senza molestare altrui» .
Mi pare un bel modo di impostare la propria esistenza. Da questa ci si può poi muovere verso l'altruismo e la collaborazione.

martedì 5 febbraio 2013

La Soluzione (forse) - Antropocrazia o Economia Naturale

Ultimamente, io e gli amici Cittadini oltre la Crisi, ci siamo fatti sedurre da una "grossa" idea, attribuibile a Nicolò G. Bellia, o a Steiner, o all'Universo.
San Giorgio nell'atto per cui è celebre

Quest'idea di riforma economica, di paradigma e di pensiero sociale è ancora da provare nella sua interezza, ma sarebbe interessante che qualcuno lo facesse. Certo è che, se applicata, il cambiamento che provocherebbe sarebbe strepitoso.

In un documento che ho trovato online si parla di Economia Naturale

L’economia naturale. Solo un’utopia?

di Daria Lepori

L'economia può essere paragonata alla natura: la natura produce alimenti e li regala e tutti i suoi esseri- Se la natura è sana, c'è abbondanza. Il cibo è deperibile e può quindi essere immagazzinato solo per breve tempo. E non esistono interessi. Piante e animali non pensano ad accumulare più di quanto riescano a utilizzare.

...continua su http://www.acli.ch/ILDialogo/dialogo_2007_3/p14.pdf


Mentre Bellia (e Stefano Freddo, il nostro "esperto") parla di Antropocrazia

[doc di Stefano Freddo da inserire]



Come tutte le grandi idee potrebbe spaventare la maggioranza attaccata a questo sistema, ma se la situazione peggiora ulteriormente la situazione potrebbe diventare favorevole per il "salto".
Secondo me si potrebbe pensare anche ad una transizione morbida, coadiuvata da un sistema economico parallelo che man mano si prende in carico le necessità economiche della popolazione. La cosa è da discutere, perché alcuni amici non lo ritengono possibile. 
L'importante è, se non si trovano impedimenti alla bontà dell'idea, trovare un percorso felice per arrivarci.

sabato 3 settembre 2011

Sistema per coadiuvare le economie alternative e solidali


Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente.
Per cambiare qualcosa , costruisci un modello nuovo 
che renda la realtà obsoleta.
R.B. Fuller



Molti riconoscono da parte del sistema economico monetario un’ingerenza negativa sulle loro vite
  • obbligo di servire per attività anti-etiche
  • disoccupazione e disuguaglianze sociali tra ricchi e poveri
  • squilibri ecologici fisiologici
  • altro...
E’ sempre esistito, ed esiste tuttora, un sistema alternativo, locale, che ha preceduto e si mantiene, soprattutto nelle comunità rurali, fatto di scambi solidali e di rapporti di “buon vicinato” che si mantiene e che crea benessere per chi vi partecipa.
Questo sistema è limitato nell’azione e nella maggior parte dei casi non è sufficiente di per sé a garantire autonomamente il benessere psicofisico di chi vi partecipa. Tanto è vero che la maggioranza delle persone si avvale dell’offerta lavorativa del sistema economico-monetario, e chi non riesce ad avvalersene, almeno nell’occidente, la ricerca.

La proposta è quella di ampliare informaticamente la capacità delle economie non monetarie di rispondere ai bisogni dei singoli e delle comunità.
Esistono già delle idee e progetti in tal senso, non è chiaro però quale risponde alla richiesta precisa di creare un’alternativa potenzialmente “completa” e migliorata rispetto al sistema monetario che tutti conosciamo.
Da un altro punto di vista, possiamo dire che al momento attuale il sistema monetario ha praticamente il monopolio della fornitura di beni alle persone ed alle comunità. Questo progetto ha l’ambizione (insieme alle economie alternative) di rompere questo monopolio.


lunedì 16 febbraio 2009

Localizza gli Autovelox in Tempo Reale con il Cellulare


Gli autovelox si moltiplicano e le multe sono sempre piú salate, ma c'é un nuovo servizio gratuito e legale che ti segnala la presenza di Autovelox fissi e mobili in tutta Europa direttamente sul tuo telefono cellulare, si chiama FoxyTag

Il funzionamento é semplice, ti serve un cellulare Java ( qui
trovi l'elenco dei modelli compatibili ), un Navigatore GPS Bluetooth ( o incorporato nel cellulare ) e un abbonamento GPRS / UMTS con il tuo operatore.

Poi scarichi qui il programma Java da installare sul telefono, e attraverso la connessione internet (GPRS o UMTS) il sistema invia al telefono ogni 5 minuti un aggiornamento del database con la localizzazione degli Autovelox, permettendo al telefono di notificarti con un "Bip sonoro" la presenza di un prossimo Autovelox sulla strada che stai percorrendo.


(Articolo completo su AB Techno Blog)

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Solo la collaborazione ci salverà...

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