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lunedì 23 marzo 2020

Unità di scienza e fede: 3 diagrammi

Un mio incontro del mese scorso, proprio un attimo prima che il coronavirus bloccasse tutto!
E' stato difficile da preparare, ma una grande soddisfazione.

I temi sono talmente tanti che voglio riproporlo in versione espansa (2 o 3 serate). In più gli interventi dei convenuti, mi hanno aiutato a focalizzare certe questioni da inserire (es. sul rapporto tra il Dio dei mistici e quelLo delle religioni).

Qui le diapositive, più sotto il link al sito dove c'è anche la registrazione della conferenza (purtroppo l'audio è "approssimativo") e i riferimenti bibliografici.


Mandatemi un mess per domande o osservazioni!






mercoledì 24 gennaio 2018

Realizzazione di un modello verosimigliante 3D della Luna

Un progetto che ho realizzato l'anno scorso all'Opificio Golinelli di Bologna... queste sono le slide della presentazione finale. veramente una grande soddisfazione.













Video della presentazione (l'audio un po' scarso)

Quando la situazione sarà propizia ci saranno ulteriori sviluppi...

mercoledì 8 novembre 2017

La Dichiarazione per un'etica mondiale

Ieri sera ho assistito alla bellissima conferenza di Beppe Robiati, dal titolo "La terra è un solo paese, l'umanità i suoi cittadini" - Come realizzare questa visione? - Dalle parole ai fatti; il valore dei principi, l'efficacia delle azioni.
Durante la conferenza Beppe ha illustrato con la solita , oltre che della vita e del messaggio di speranza di Bahá’u’lláh, e dell'importanza dell'etica e dei valori per la il benessere dei popoli, dei principi etici mondiali riconosciuti dalla comunità delle religioni... sono molto interessanti perché, oltre a contribuire alla pace e alla definizione di un'etica a livello mondiale (quindi per la regolazione dei rapporti intra ed extranazionali), possono aiutarci a gestire nella pratica i rapporti non sempre facili tra noi e i "nuovi arrivati" di altre culture, che fanno riferimento a sistemi religiosi/valoriali diversi, ma che in generale rispettano certi valori tradizionali anche più di noi occidentali "emancipati".
Questi principi sono insomma trasparenti alle differenze religiose, ma sono accettabili anche dai laici che abbiano una coscienza. Andrebbero prima praticati e sviluppati nel quotidiano, e poi anche insegnati agli altri.



«Quest'unico mondo ha bisogno di un unico ethos fondamentale; quest'unica società mondiale non ha certamente bisogno di un'unica religione e di un'unica ideologia, ha però bisogno di alcuni valori, norme, ideali e fini vincolanti e unificanti.»
(HANS KÜNG, Progetto per un'etica mondiale)

Nel 1993, alcuni rappresentanti del Parlamento delle religioni del mondo hanno reso pubblica una Dichiarazione per un’etica planetaria, la quale afferma che «esiste già tra le religioni un consenso suscettibile di fondare un’etica planetaria; un consenso minimo che riguarda valori obbliganti, norme irrevocabili e tendenze morali essenziali». Questa Dichiarazione contiene quattro princìpi.

  1. «Nessun nuovo ordine del mondo senza un’etica mondiale». Noi tutti abbiamo una responsabilità nei confronti di un migliore ordine mondiale.
  2. «Ogni persona umana sia trattata umanamente». La presa in considerazione della dignità umana è considerata come un fine in sé. Tale principio riprende la «regola d’oro» che è presente in molte tradizioni religiose. 
  3. La Dichiarazione enuncia quattro direttive morali irrevocabili:
    • l'impegno per una cultura della nonviolenza e del rispetto di ogni vita. “Non uccidere” o, in positivo, “Rispetta ogni vita”.
    • l'impegno per una cultura della solidarietà e un giusto ordine economico.“Non rubare” o, in positivo “Agisci in maniera corretta e leale
    • l'impegno per una cultura della tolleranza e per una vita nella sincerità. “Non mentire” o, in positivo, “Parla e agisci con sincerità
    • l'impegno per una cultura della parità dei diritti e della solidarietà fra donne e uomini. “Non commettere atti impuri”* o, in positivo, “Rispettatevi e amatevi a vicenda
  4. Riguardo ai problemi dell’umanità, è necessario un cambiamento di mentalità, affinché ciascuno prenda coscienza della propria pressante responsabilità. È dovere delle religioni coltivare tale responsabilità, approfondirla e trasmetterla alle generazioni future. 


Cito da Wikipedia:
Fin dalle prime parole la Dichiarazione metteva poi in luce quanto il proprio intento fosse ben lungi dal voler creare unʼunica sovrastruttura etico-religiosa globale: «Per etica mondiale non sʼintende unʼideologia mondiale o una religione mondiale unitaria al di là di tutte le religioni esistenti». Non si tratta insomma di un altro universalismo universalistico o monocentrico, che intenda soppiantare o ricoprire la molteplicità degli universalismi: «unʼetica mondiale non intende neppure sostituire lʼalta etica delle singole religioni con un minimalismo etico. La Torà degli ebrei, il Discorso della montagna dei cristiani, il Corano dei musulmani, la Bhagavadgita degli indù, i discorsi di Buddha, i detti di Confucio – restano il fondamento per la fede e per la vita, per il pensiero e lʼazione di centinaia di milioni di uomini».

Note:
* Vista l'ampio uso che la Chiesa Cattolica ha fatto del concetto di "atti impuri" per indurre il senso di colpa nei credenti, forse sarebbe più appropriato in Italia tradurre questa norma con "gestisci la tua sessualità", ma l'argomento è da approfondire, perché da una parte è indubbio che la sessualità vada controllata (da noi i crimini sessuali, come gli stupri, sono all'ordine del giorno), dall'altra non è chiaro in cosa consista una sessualità "sana". Per Reich, la sessualità una fonte di energia, ma anche un mezzo di controllo delle masse.

domenica 25 settembre 2016

Cosa fare, come fare

Decidere insieme per praticare davvero la democrazia

di Jolanda Romano


dall'introduzione
In Italia, sempre più spesso, ci troviamo di fronte all’incapacità dei politici, delle istituzioni e anche di noi cittadini di risolvere i conflitti. Capita quando si verificano conflitti territoriali – come la costruzione di impianti indesiderati o di infrastrutture – o conflitti valoriali – come le discussioni sugli embrioni, sul fine-vita o sui diritti. In questi casi stentiamo a giungere a una soluzione, ci basta schierarci su due fronti opposti, per un sì o per un no. A quel punto l’impasse è inevitabile, l’unico nostro obiettivo è difendere la nostra posizione e attaccare quella contrapposta.

Chiunque di noi può immaginare casi di conflitti irrisolti e, nella gran parte di essi, non farà fatica a ricostruire questa dinamica. Lo stallo non è indolore, perché il non decidere genera comunque delle conseguenze: senso di frustrazione, esasperazione degli animi e delle posizioni, danni economici e costi sommersi.

In Italia le persone che sono interessate da un conflitto irrisolto, o che reclamano un diritto a cui chi governa non riesce a rispondere, sono sempre di più. Si tratta di una moltitudine che vive in uno stato di impotenza e isolamento e che esprime questo disagio con la disillusione e la sfiducia nella democrazia (crescente è il partito degli astensionisti). In alcuni casi, come per l’opposizione alla Tav Torino-Lione, una parte di questa maggioranza esce allo scoperto ed esprime la sua rabbia aderendo a proteste che, pur nascendo come locali, assumono una portata simbolica generale.

Difficile trovare una soluzione condivisa perché i problemi complessi, quando non sono risolti in modo strutturale, finiscono per essere affrontati in modo riduttivo, semplicistico e soprattutto sulla base dell’emergenza.

Gli esempi sono davvero innumerevoli. E tutti indicano chiaramente una cosa: che le soluzioni, volendo invece ascoltare, ci sono o si possono trovare; che è possibile cercare un modo per mettere tutti d’accordo (magari non proprio tutti, ma la maggior parte sì), se si è disposti a concepire progetti radicalmente diversi da quelli inizialmente immaginati. Se il progetto non è calato dall’alto. Ma è proprio questo il punto: spesso non è ciò che vuole il decisore.

La domanda è: noi cittadini siamo disposti a continuare a subire decisioni che vengono prese senza coinvolgerci, a vivere in un progressivo isolamento all’interno di comunità divise e sempre più arroccate, a sopportare l’assenza di una progettualità diffusa, a rinunciare a costruire un futuro non solo ambientalmente, ma anche socialmente sostenibile, per noi e per i nostri figli? Forse no, ma non sappiamo come fare.
Ecco perché ho scritto questo libro. Per dire che esistono dei modi e degli strumenti per opporsi alla dinamica discendente e per risalire insieme la china.


fruibile tramite servizio Mlol

[EDIT sett 2017] trovato questo articolo sulla gloriosa ricostituzione dell'Islanda, molto interessante
http://www.nomos-leattualitaneldiritto.it/nomos/yves-sintomer-sorteggio-e-democrazia-deliberativa-una-proposta-per-rinnovare-la-politica-del-xxi-secolo/

venerdì 23 settembre 2016

«La vita? Non è solo lavoro»: a Berlino nasce il centro per il rifiuto della carriera

Riporto questo articolo che mi ha ispirato, sia per il tema della decrescita, ma soprattutto perché i protagonisti sono riusciti a trasformare in un malessere in una causa di evoluzione.
Come dicono nei corsi di management: crisi =pericolo/opportunità.

da berlinocacioepepemagazine.com. articolo di Giampaolo Pepe del 21/9/2016


Perché lavoriamo? Produciamo beni e servizi perché ne abbiamo realmente bisogno o solo perché possano tramutarsi in profitto? Ma soprattutto: chi ha stabilito che l’attuale mondo del lavoro debba fondarsi sull’ossessione per la carriera e sulla costante tensione verso l’automiglioramento? Queste e altre domande affollavano la mente di Alix Faßmann quando, circa due anni fa, decise di abbandonare il suo lavoro di giornalista e addetta stampa per la SPD (il partito socialdemocratico tedesco) e di intraprendere un viaggio chiarificatore in Sicilia. Ed è stato lì che ha incontrato Anselm Lenz, autore teatrale presso l’Hamburger Spielhaus (uno dei teatri più prestigiosi di Germania) che, stanco a sua volta di sacrificare amicizie, passioni e tempo libero sull’altare della carriera, si era licenziato ed era partito alla volta dell’Italia. Lenz, affascinato dalle idee dell’allora 33enne Faßmann, la convinse a raccoglierle in un libro: fu così che, nella primavera del 2014, vide la luce Arbeit ist nicht unser Leben: Anleitung zur Karriereverweigerung (Il lavoro non è la nostra vita: guida al rifiuto della carriera). Il libro fu una sorta di manifesto programmatico per Haus Bartleby, think tank che i due fondarono pochi mesi dopo a Berlino intendendolo come un Zentrum für Karriereverweigerung, “centro per il rifiuto della carriera”. Ma, soprattutto, come pensatoio che, pur non disponendo di teorie e modelli per il mondo di domani, ritiene indispensabile elaborare spunti critici verso la società tardocapitalistica e le sue modalità di lavoro.

lunedì 30 maggio 2016

GCView (Demo for GeoCronoView)


GCView allows to show events in a space-time environment, using Z-axis (height) as temporal axis.
In a frame like this it's possible to show any kind of events, i.e. historical ones or recent ones, like the shoot of a photo, but also personal events, like birth and familiar events of specific people.
My idea is to use a frame like this for saving of community memory, linking personal life of people with (pre)historical events that are happened in the same place but in different times.

In this demo, is possible to see some placemarks (representing cities) with photos taken in different places and times, wiht a geographical object, a river, which extends in the spatial and temporal dimensions.
Using historical geological data, we would see the rivers assume fashinating gemetrical folds as it changes its stream bed in time.

Based upon VTK and Python

Let your comments on this article or email me at chr dot lovato at gmail dot com



[EDIT] il progetto è cresciuto ed è diventato questo 💥

lunedì 3 marzo 2014

Critiche al sistema educativo

Ultimamente si stanno moltiplicando gli input che mi giungono, riguardo al modo in cui funziona il nostro sistema educativo, diciamo di stampo occidentale.
Visto che l'educazione è il contributo che la società dà al modo in cui si formano gli uomini che poi andranno a comporla, formando di fatto la sua struttura autopoietica, da modo in cui si educa viene determinato la direzione che tenderà a prendere. Santi di tutte le fedi, filosofi di tutti i tempi, hanno avuto a cuore il tema dell'educazione. Ragionare costruttivamente sull'istruzione è difficile, perché richiede una capacità di mettere in discussione sé stessi.


Video di Silvano Agosti, perché mostra come il modo di educare sia collegato alla considerazione che si ha dell'essere umano. Persone che hanno a cuore l'essere umano




Cambiare i paradigmi dell'educazione



con annesso video di Sir Ken Robinson, dall'incisivo titolo "La scuola uccide la creatività"


E per finire, nel caso non sia sufficiente, un testo interessante...

Le 7 lezioni insegnate a scuola da tutti gli insegnanti che lo sappiano o meno

Dato che, se vogliamo superare la crisi in atto, il compito che ci attende è nientemeno quello di ricostruire il sistema su basi più sagge, la creatività è una facoltà di cui abbiamo bisogno molto più che in passato.

Chiudo con una stupenda frase di Bahà-ù-llàh:
Considera l'uomo come una miniera ricca di gemme, di valore inestimabile. Soltanto l'educazione può rivelarne i tesori e permettere all'umanità di goderne
Ora sta a noi...

domenica 1 gennaio 2012

Flusso di realtà

Credits

Ogni nostra azione è immersa in un flusso di connessioni. Se riciclo oppure getto la carta del gelato per terra o compro cibo biologico invece che al supermercato, tutto questo influisce su di me e sul pianeta intero.

Come?

Tutte queste scelte determinano il modo in cui io partecipo alla continua creazione del mondo in cui vivo, e in cui vivranno i miei figli. La carta seguirà un percorso diverso, la qualità dell’acqua che berremo e dell’aria che respiriamo sarà diversa.

Questo alcuni non l’hanno ancora compreso, molti altri si.

La domanda che potremmo ora porci è: quanto la mia scelta influisce sulla salute mia e dell’ambiente in cui vivo? Cosa, realisticamente, comporterà la mia scelta?
A questo nessuno, o pochissimi, sa dare una risposta.

Come potremmo scoprirlo? E’ necessaria un’analisi sistemica dell’astronave Terra, una mappa dei percorsi naturali ed artificiali del flusso di connessioni al quale ognuno di noi partecipa.
E’ importante perché il mondo possa finalmente agire con chiara consapevolezza.

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