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sabato 24 ottobre 2015

Molteplici visioni del Mondo (G. Bateson)

Questo post è provocato dalla constatazione che molti individui sono ancora legati ad una visione semplicistica della realtà. Ritengono che esista una sola idea giusta (la propria, o al massimo quella del proprio gruppo) ed un'infinità di idee sbagliate, quelle degli altri. La scienza della complessità, e le filosofie classiche (Socrate, per esempio), passano invece dal concetto che la verità, pur essendo unitaria, è complessa e si presta ad infinite visioni soggettive, e che dal confronto onesto delle idee è possibile migliorare la propria concezione della realtà.


“Molteplici visioni del mondo” significa che gli uomini non sono stati, non sono e non saranno
sempre uguali, anzi, sotto tutte le latitudini e in tutti i tempi, le civiltà e i loro maestri hanno costruito differenti modi di conoscere il mondo. Solo conoscendo e combinando insieme queste filosofie, trovandone le analogie, possiamo probabilmente ottenere un aumento del nostro sapere sulla vita e sull’universo[…] E’ come quando guardiamo una cosa con un solo occhio, oppure con due: ecco, nel secondo caso, combinando le visioni di tutti e due gli occhi “otteniamo quella che si chiama profondità di campo”. Ecco, le “molteplici visioni del mondo” aumentano la profondità di pensiero.

Gregory Bateson, Verso un’ecologia della mente






Ebook pdf (giusto per vederlo, poi è meglio prendere il libro in prestito) 

lunedì 21 dicembre 2009

La rivincita delle orchidee

tratto da Internazionale n° 823

Puoi leggere/scaricare il PDF di questo articolo su Scribd o su Mediafire


La rivincita delle orchidee

David Dobbs, The Atlantic, Stati Uniti

La maggior parte delle persone ha dei geni che aiutano ad adattarsi a ogni situazione. Altre sono fragili e instabili, ma nell'ambiente giusto riescono meglio di tutti. Lo sostiene una nuova teoria genetica.

Nel 2004 Marian Bakermans-Kranenburg, docente di studi sull'infanzia e la famiglia all'università olandese di Leida, ha filmato la vita di un gruppo di famiglie con bambini di età compresa tra uno e tre anni che avevano un comportamento antagonista, aggressivo, non collaborativo e irritante. Un comportamento che gli psicologi chiamano esternalizzazione: i bambini piangono, urlano, picchiano, fanno capricci, lanciano oggetti e respingono ostinatamente qualsiasi richiesta ragionevole. Un atteggiamento abbastanza normale a quell'età. Ma, secondo alcune ricerche, i bambini che lo fanno troppo spesso rischiano in seguito di essere stressati e confusi, di avere difficoltà nell'apprendimento e nei rapporti con i compagni e di diventare adulti asociali e aggressivi.
Bakermans-Kranenburg e i suoi colleghi avevano selezionato 2.408 bambini, chiedendo ai genitori di compilare un questionario. Poi si erano concentrati sul 25 per cento di bambini che, secondo le risposte date dai genitori nel questionario, si abbandonavano più spesso all'esternalizzazione. La ricercatrice voleva modificare il loro comportamento. Seguendo un protocollo studiato dal suo laboratorio, Bakermans-Kranenburg e i suoi collaboratori dovevano visitare 120 famiglie per sei volte nell'arco di otto mesi. Bisognava filmare la madre e il bambino nelle loro attività quotidiane, alcune delle quali richiedevano obbedienza o collaborazione, e poi scegliere le parti più significative del filmato e mostrarle alle madri. Accanto a questo gruppo, ne avevano formato uno di controllo formato da bambini con caratteristiche simili, ma che non ricevevano le stesse attenzioni.
Gli interventi hanno funzionato. Vedendo i filmati, le mamme hanno imparato a cogliere degli indizi che fino a quel momento non avevano notato e a reagire in modo diverso a certe situazioni. Molte di loro, per esempio, avevano accettato senza troppa convinzione di leggere un libro illustrato ai loro bambini irrequieti, pensando che non sarebbero mai rimasti buoni ad ascoltare. Ma secondo Bakermans-Kranenburg, quando le madri guardavano il filmato "si accorgevano con sorpresa che quell'attività piaceva molto ai bambini e anche a loro". Quasi tutte hanno cominciato a leggere libri ai figli regolarmente creando, come ha spiegato Bakermans-Kranenburg, "dei momenti di tranquillità che avevano sempre ritenuto impossibili". Anche il comportamento dei bambini è cambiato. Dopo un anno le esternalizzazioni erano diminuite del 16 per cento, mentre nel gruppo di controllo L miglioramento era stato solo del 10 per cento. La reazione delle madri, inoltre, era diventata più positiva e costruttiva.

giovedì 3 luglio 2008

Da provare

Stamattina Maurizio mi ha mandato questo articolo:

Sul web ora ci si «droga» con onde sonore!

Ora... che la musica abbia effetti sull'emotività e sull'umore è un fatto provato, anche gli Americani vogliono usare gli infrasuoni come armi non convenzionali, ma che facciano "sballare" non lo sapevo proprio, e che roba! Droghe gratis ed in barba alla finanza...

Se funziona, potrebbe aiutare a curare depressioni e malattie psichiatriche, senza farmaci né elettroshock(1)... E le case farmaceutiche? Mica toccherà chiudere, alla Glaxo!

(troppo bello per essere vero?)

Appena mi decido a far riparare il PC provo, speriamo non sia una bufala!
...
il buon Albert ne sarebbe felice!


Tecnicamente il fenomeno si origina dai binaural beats, scoperti nel 1839, di cui si trova una descrizione abbastanza soddisfacente su internet. Per usarli, oltre che una scheda audio funzionante, è richiesto anche un minimo di setting da meditazione... (e se li scaricate da internet evitate gli mp3, perché tolgono alcune componenti sonore, vanno bene formati loseless come .wav o flac).

(1) Gnaural, An opensource binaural-beat generator released under the GNU General Public License

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