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sabato 13 febbraio 2021

La lingua ausiliaria dell’umanità e i bisogni universali

L'articolo qui riportato corrisponde alla versione di marzo 2020, è stato rivisto (con aggiustamenti della forma e di qualche contenuto) e pubblicato nel repository gihub (nella cartella paper). Il repository fungerà da centro collaborativo del progetto.

giovedì 26 novembre 2020

Mappa della caccia alle streghe

Nella giornata della violenza sulle donne mi è capitato sotto mano il libro di Vanna De Angelis, sui processi alle streghe in Europa (alcuni dei quali a Reggio Emilia, Modena e nella Val di Non). Mi è parso bello fare una mappa che contiene i luoghi e i momenti di questi processi, inserendo l'esito, spesso mortale, che ha colpito queste donne (e a volte uomini e fanciulli) invisi al "sistema". Leggendo questi atti ufficiali dopo vari secoli dalla loro stesura, possiamo vedere con chiarezza quanto il potere può essere (o è quasi sempre) espressione di cecità e miseria umana. 

domenica 17 agosto 2014

La Compagnia degli Amici

Ritratto di George Fox, fondatore
della società degli amici
I membri della Società degli Amici, chiamati volgarmente Quaccheri, costituiscono una forma di Cristianesimo minoritaria, ma estremamente "nobile" e nobilitante per i praticante, riconoscendo nell'uomo, in ogni uomo, una luce divina, un seme che può crescere ed illuminarlo nell'intimo.
I Quaccheri praticano il silenzio (il Santo Silenzio) come forma di culto, e cercano innanzitutto di essere persone di pace sull'esempio di Gesù. I loro valori sono la sincerità e la schiettezza, cercando la verità in tutte le cose.
La pratica del silenzio è importante perché aiuta a riconoscere questa verità e a portarla alla coscienza.

Li ho conosciuti ascoltando un capitolo dell'audiolibro "La saggezza di Abdul Bahà" dov'egli parla della Compagnia degli amici.

Riporto le tre puntate della trasmissione radiofonica "Uomini e Profeti" dove Pier Cesare Bori (personaggio molto illuminato) parla dei quaccheri.

  • Il movimento dei Quaccheri, il pensiero del suo fondatore George Fox (1624-1691, la dottrina della "luce interiore", il pacifismo: ne parliamo con Pier Cesare Bori in una nuova serie delle "Letture" di Uomini e Profeti.
    download
  • 2a puntata 'Il paese della libertà' 03-05-2009
  • Esploriamo in questa serie, guidati da Pier Cesare Bori, la storia della Società degli Amici, la comunità religiosa nata in Inghilterra intorno alla meta del Seicento, una chiesa che prende il nome dal capitolo quindici del Vangelo di Giovanni, dove Gesù dice "non vi chiamerò più servi ma amici" e dice anche "non c'è cosa più bella che dare la vita per i propri amici". Chiamati quaccheri con un termine spregiativo, i seguaci di George Fox hanno avuto un percorso che arriva fino ad oggi e che si è sviluppato particolarmente negli Stati Uniti d'America, dove fu costituito uno stato quacchero, la Pennsylvania, dal nome del suo fondatore William Penn.
  • La responsabilità sociale e la preghiera, l'educazione dei giovani, il ruolo delle donne, il pensiero sulla pace nella tradizione quacchera. Ne parliamo nell'ultima puntata di questa serie con Pier Cesare Bori, analizzando anche come si è ridefinito oggi nel mondo il movimento dei quaccheri.
Buon Ascolto!


PS1: Oltre all'avvincente spiritualità, è molto interessante la riflessione di Pier Cesare sull'istituzione di uno stato Quacchero negli Stati Uniti d'America, e sulla differenza tra il rapporto tra religione e stato in Europa ed America. Quella riflessione mi ha portato a definire un ragionamento riguardo agli stati nazionali e alle teocrazie, ovvero che lo stato moderno laico è nato anche perché le religioni come si presentavano nel 20° secolo erano incapaci di incarnare dei valori universali. Ma al pari degli organismi religiosi, il valore di una struttura statale si misura nella sua capacità di implementare quei valori importanti per il benessere dei popoli.
E' necessario che uno stato esprima valori spirituali per essere legittimanto nel suo agire, perciò uno stato deve esprimere valori spirituali, altrimenti ad esso è logicamente preferibile una teocrazia che li implementi.
Questo pensiero dovrebbe far inorridire gli illuministi, ma l'esperienza quacchera sembra mostrare che la distinzione "stato laico" e "teocrazia" potrebbe venir superata dal concetto di stato basato sulla verità e sulla giustizia (magari anche fraternità e libertà). Alcuni pensano che una verità non esista o non possa essere identificata, ma altri sanno che la verità esiste ed è trovata da chi la cerca liberamente e senza preconcetti. Si potrebbe anche dire che la democrazia, osservata da una prospettiva spirituale, esprime esattamente la ricerca di questi valori da parte del popolo. Oppure che la democrazia è lo strumento necessario al popolo per poter ricercare ed esprimere questi "sacri" valori.

PS2: I podcast non sono più reperibili sul sito della trasmissione, ma per fortuna sono riuscito a scaricarli da un altro sito http://podcasthall.forumcommunity.net/  W La FreEconomy!!

lunedì 21 luglio 2014

Regalare i soldi conviene

Posto questo articolo preso da Internazionale n° 1059 perché parla dei vantaggi del donare soldi ai poveri e degli esperimenti sul reddito da cittadinanza. Lo sapete che in Svizzera stanno facendo un referendum per assegnarsi un reddito da cittadinanza? 
Credo che questa sia una delle soluzioni da implementare per costruire una società più equa e creativa.


Regalare i soldi conviene

Rutger Bregman, de Corrispondent, Paesi Bassi

Molti pensano che sia sbagliato aiutare i poveri garantendogli un reddito minimo. Ma alcuni esperimenti degli anni settanta in Canada e negli Stati Uniti dimostrano che crea cittadini migliori e fa risparmiare lo stato.

Leggi tutto...
(Una volta aperto, può succedere che il visualizzatore s'impalli. In quel caso usare il tasto "Download" in alto)

lunedì 3 marzo 2014

Critiche al sistema educativo

Ultimamente si stanno moltiplicando gli input che mi giungono, riguardo al modo in cui funziona il nostro sistema educativo, diciamo di stampo occidentale.
Visto che l'educazione è il contributo che la società dà al modo in cui si formano gli uomini che poi andranno a comporla, formando di fatto la sua struttura autopoietica, da modo in cui si educa viene determinato la direzione che tenderà a prendere. Santi di tutte le fedi, filosofi di tutti i tempi, hanno avuto a cuore il tema dell'educazione. Ragionare costruttivamente sull'istruzione è difficile, perché richiede una capacità di mettere in discussione sé stessi.


Video di Silvano Agosti, perché mostra come il modo di educare sia collegato alla considerazione che si ha dell'essere umano. Persone che hanno a cuore l'essere umano




Cambiare i paradigmi dell'educazione



con annesso video di Sir Ken Robinson, dall'incisivo titolo "La scuola uccide la creatività"


E per finire, nel caso non sia sufficiente, un testo interessante...

Le 7 lezioni insegnate a scuola da tutti gli insegnanti che lo sappiano o meno

Dato che, se vogliamo superare la crisi in atto, il compito che ci attende è nientemeno quello di ricostruire il sistema su basi più sagge, la creatività è una facoltà di cui abbiamo bisogno molto più che in passato.

Chiudo con una stupenda frase di Bahà-ù-llàh:
Considera l'uomo come una miniera ricca di gemme, di valore inestimabile. Soltanto l'educazione può rivelarne i tesori e permettere all'umanità di goderne
Ora sta a noi...

sabato 22 febbraio 2014

Sacred Economics

Come è fatta un'economia che funziona? Che permette all'uomo di essere felice? A cosa dobbiamo puntare in questi tempi bui? E' parecchio tempo che me lo chiedo, e questo è forse l'approccio che tiene conto, meglio di tutti gli altri che conosco, alle istanze spirituali (e non solo a quelle materiali ed intellettuali) dell'essere umano.
Se vogliamo avere un mondo tecnologico, con cinema e orchestre sinfoniche, con telecomunicazione e architetture meravigliose, con città cosmopolite e letteratura mondiale, abbiamo bisogno di denaro, o qualcosa di simile, in modo da coordinare le attività umane in una scala sufficientemente ampia da create tali cose. Ho quindi scritto questo libro per descrivere un sistema che possa ripristinare la sacralità del regalo nel sistema monetario. Dico “ripristinare” perché in tempi antecedenti il denaro possedeva connotazioni sacre o magiche. Originariamente, le scorte agricole venivano immagazzinate nel tempio e da esso ridistribuite: il centro della vita religiosa era anche il centro della vita economica. Alcuni autori affermando che la prima moneta simbolica (al contrario della moneta come merce) fu emessa dai templi e poteva essere riscossa in cambio di sacro sesso con le prostitute del tempio; in ogni caso, è certo che i templi erano profondamente coinvolti nella coniatura delle prime monete, molte delle quali raffiguravano animali sacri e deità. Questa pratica continua tuttora con banconote e monete che riproducono le immagini di presidenti deificati.


Video con sottotitoli in italiano (se non ci sono già nel video incorporato) 

Per chi vuol leggerlo il libro è disponibile online in inglese, con alcuni capitoli tradotti in italiano (sarebbe un bell'atto partecipare alla traduzione)

lunedì 27 gennaio 2014

Rinnovamento dell'economia (veneta)

Dico veneta perché sono veneto, se fossi lombardo direi lombarda, ce ne vorrebbero molti, di rinnovamenti economici, uno per comunità.

Dalle mie continue ricerche indipendenti in fatto di economia, stanno emergendo interessanti capisaldi.
L'ultimo concetto di come dovrebbe essere è questo:

Un'economia che sia funzionale al benessere (in senso olistico) e alla prosperità del territorio e che sia completamente autogestita dai lavoratori, nel rispetto dei valori universali di libertà, giustizia e fraternità.

L'ultima grande fonte di ispirazione è stato il concetto di Comunità secondo Olivetti. E' difficile da pensare per chi non è mai entrato in contatto con concetti liberisti, socialisti o semplicemente cristiani, perciò succerisco a chi è interessato di leggersi il libro Il Cammino della Comunità.

Qualche giorno fa, ho notato parecchie convergenze con la teoria economica proutista.*

Si potebbe arrivare ad una concreta sovranità territoriale guadagnandoci le sovranità economica, educativa ed amministrativa**. Queste sovranità vanno ottenute l'una in sinergia con l'altra, in modo graduale riprendendoci lo spazio che ora è  occupato dalla mano invisibile ed iniqua del mercato (insieme alla politica ad esso asservita). Le strutture nazionali e del mercato, eventualmente trasformate dai venti di cambiamento che stanno spirando in questo periodo, andrebbero accettate solo nella misura in cui sono benefiche per la popolazione (come sembra indicare anche la costituzione).

Non è possibile pensare ad un'economia nuova, funzionante a livello territoriale secondo criteri etici, se non si pensa a strutture che la organizzino. Le strutture che erano state adibite alla tutela del benessere dei cittadini (e a prendersi cura del territorio) sono perlopiù in mano a persone e mentalità che non sono in grado di svolgere questo compito***. Nel dubbio che questo sia un problema di etica o di struttura di tali istituzioni, è saggio seguire l'indicazione dell'inventore Buckminster Fuller:

"Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa , costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta" (Buckminster Fuller)

Piuttosto che delegare "terzi" sarebbe opportuno che i territori si preoccupassero di  costruirsi questi nuovi sistemi di autogestione, mettendosi insieme nel caso i compiti risultassero particolarmente onerosi. Queste strutture devono essere tenute insieme da legami franchi e sinceri, non da compromessi interessati.

Il punto naturale di partenza sembra essere la sovranità alimentare, perché il cibo è uno dei beni fondamentali, per poi estendere le sovranità a tutti gli altri ambiti. Quindi possiamo iniziare chiedendoci: "Nel nostro territorio mangiano tutti bene, le persone godono di buona salute?" Diciamo di no. Quindi sarebbe intelligente analizzare collettivamente le cause, e trovate le adeguate soluzioni.
Molti saranno tentati di dare la colpa a questo o a quell'altro fattore esterno, al governo o all'inconsapevolezza degli individui, il che può essere vero, ma in generale questo non porta a soluzioni efficaci sul breve/medio periodo.
Il modo corretto di porre la questione è, a mio avviso, questo: "Come facciamo noi, uomini di buona volontà, a fare in modo che tutti, nel nostro territorio abbiano a disposizione cibo**** di buona qualità?"


Note
*   Sono convitissimo che esista uno Spirito che mostri agli uomini la retta via, e la prova è il fiorire di tante indicazioni convergenti da fonti indipendenti 
** Sul significato di ognuna di queste sovranità va fatto un profondo ragionamento che deve partire dai bisogni fondamentali e dalle aspirazioni proprie dell'individuo.
***In realtà non è dappertutto così, ci sono degli esempi virtuosi come quello dei Comuni a 5 Stelle. Restano però delle eccezioni. 
**** aria, acqua, vestiti, abitazioni, trasporti, educazione, energia... (manca qualcosa?)

P.S. [2017]
Non ardivo ad usare il termine autarchia, ma recentemente ho trovato questo articolo, nel quale si dichiara 

Autarchia, s f., [dal greco autárkeia, composta da auto- (auto) e arkêin (principiare, dominare, governare] è un prestito moderno dal greco antico autárkeia, che significa autosufficienza, o secondo la definizione che ne dà il Bonavilla alla fine dell’ottocento, «principato o dominio di se stesso, e dicesi una virtù che dispone l’uomo a contentarsi del suo senza molestare altrui» .
Mi pare un bel modo di impostare la propria esistenza. Da questa ci si può poi muovere verso l'altruismo e la collaborazione.

martedì 25 giugno 2013

Unità delle religioni

Sta diventando sempre più palese che le divisioni religiose rappresentano le vestigia di un'era che sta finendo. E' però interessante che, se si esaminano i detti dei "maestri", questo sentire è comune a molti di loro, trasversalmente all'epoca nel quale sono vissuti.
Come il sole e la luna e il cielo e la terra e il mare sono di tutti, così pure le religioni e i modi di chiamare le divinità variano da popolo a popolo a seconda delle singole tradizioni, però tutti si riferiscono a una sola ragione prima, quella che ha dato origine a questo mondo, e a una sola provvidenza che lo dirige. Plutarco
Alcuni dicono che questo sentimento di unione è prerogativa dei mistici, ma allora è auspicabile che diventiamo tutti mistici, e in fretta.

martedì 5 febbraio 2013

La Soluzione (forse) - Antropocrazia o Economia Naturale

Ultimamente, io e gli amici Cittadini oltre la Crisi, ci siamo fatti sedurre da una "grossa" idea, attribuibile a Nicolò G. Bellia, o a Steiner, o all'Universo.
San Giorgio nell'atto per cui è celebre

Quest'idea di riforma economica, di paradigma e di pensiero sociale è ancora da provare nella sua interezza, ma sarebbe interessante che qualcuno lo facesse. Certo è che, se applicata, il cambiamento che provocherebbe sarebbe strepitoso.

In un documento che ho trovato online si parla di Economia Naturale

L’economia naturale. Solo un’utopia?

di Daria Lepori

L'economia può essere paragonata alla natura: la natura produce alimenti e li regala e tutti i suoi esseri- Se la natura è sana, c'è abbondanza. Il cibo è deperibile e può quindi essere immagazzinato solo per breve tempo. E non esistono interessi. Piante e animali non pensano ad accumulare più di quanto riescano a utilizzare.

...continua su http://www.acli.ch/ILDialogo/dialogo_2007_3/p14.pdf


Mentre Bellia (e Stefano Freddo, il nostro "esperto") parla di Antropocrazia

[doc di Stefano Freddo da inserire]



Come tutte le grandi idee potrebbe spaventare la maggioranza attaccata a questo sistema, ma se la situazione peggiora ulteriormente la situazione potrebbe diventare favorevole per il "salto".
Secondo me si potrebbe pensare anche ad una transizione morbida, coadiuvata da un sistema economico parallelo che man mano si prende in carico le necessità economiche della popolazione. La cosa è da discutere, perché alcuni amici non lo ritengono possibile. 
L'importante è, se non si trovano impedimenti alla bontà dell'idea, trovare un percorso felice per arrivarci.

giovedì 31 maggio 2012

Dancing with Systems

Dopo la lettera di Elia sulla decrescita ed i commenti, mi sono reso conto che forse è importante (re)imparare a confrontarsi con la complessità. Perciò questo contributo

Un tredecalogo (si dice così?) di Donella Meadows, una guida per rapportasi con la complessità del reale.

preso da www.art-ecology-education.org

Dancing With Systems

The Dance

by Donella Meadows 

1. Get the beat.
2. Listen to the wisdom of the system.
3. Expose your mental models to the open air.
4. Stay humble, stay a learner.
5. Honor and protect information.
6. Locate responsibility in the system.
7. Make feedback policies for feedback systems.
8. Pay attention to what is important, not just to what is quantifiable.
9. Go for the good of the whole.
10. Expand time horizons.
11 .Expand thought horizons.
12. Celebrate complexity.
13. Hold fast to the goal of goodness.

...Let’s face it, the universe is messy. It is nonlinear, turbulent, and chaotic. It is dynamic. It spends its time in transient behaviour on its way to somewhere else, not in mathematically neat equilibria. It self-organizes and evolves. It creates diversity, not uniformity. That’s what makes the world interesting, that’s what makes it beautiful, and that’s what makes it work.

version of the whole text  [una versione più bella ndr]

found in: 'Ecological Literacy, Educating Our Children for a Sustainable World', Michael K. Stone, Zenobia Barlow, Fritjof Capra

also: Versions of this piece have been published in Whole Earth, winter 2001 and The Systems Thinker, Vol. 13, No. 2 (March 2002).


venerdì 10 giugno 2011

Squatting

Ci sono tante case sfitte in giro. Questo fenomeno tiene alto il prezzo degli affitti. Sono risorse/spazi inutilizzati, rubati alla società civile.

Lo squatting potrebbe essere una soluzione per utilizzare queste risorse?
La legge mette difficoltà a chi vuole liberarsi degli occupanti di un appartamento.
Nel caso in cui si entrasse senza permesso in un appartamento, è da verificare se si riuscirebbe ad attivare acqua luce, gas.
E’ illegale occupare una casa vuota/sfitta? Ci sono modi legali per farlo, senza che le maglie della legge si chiudano sulle nostre persone?


Originale su GoogleDocs

lunedì 21 dicembre 2009

La rivincita delle orchidee

tratto da Internazionale n° 823

Puoi leggere/scaricare il PDF di questo articolo su Scribd o su Mediafire


La rivincita delle orchidee

David Dobbs, The Atlantic, Stati Uniti

La maggior parte delle persone ha dei geni che aiutano ad adattarsi a ogni situazione. Altre sono fragili e instabili, ma nell'ambiente giusto riescono meglio di tutti. Lo sostiene una nuova teoria genetica.

Nel 2004 Marian Bakermans-Kranenburg, docente di studi sull'infanzia e la famiglia all'università olandese di Leida, ha filmato la vita di un gruppo di famiglie con bambini di età compresa tra uno e tre anni che avevano un comportamento antagonista, aggressivo, non collaborativo e irritante. Un comportamento che gli psicologi chiamano esternalizzazione: i bambini piangono, urlano, picchiano, fanno capricci, lanciano oggetti e respingono ostinatamente qualsiasi richiesta ragionevole. Un atteggiamento abbastanza normale a quell'età. Ma, secondo alcune ricerche, i bambini che lo fanno troppo spesso rischiano in seguito di essere stressati e confusi, di avere difficoltà nell'apprendimento e nei rapporti con i compagni e di diventare adulti asociali e aggressivi.
Bakermans-Kranenburg e i suoi colleghi avevano selezionato 2.408 bambini, chiedendo ai genitori di compilare un questionario. Poi si erano concentrati sul 25 per cento di bambini che, secondo le risposte date dai genitori nel questionario, si abbandonavano più spesso all'esternalizzazione. La ricercatrice voleva modificare il loro comportamento. Seguendo un protocollo studiato dal suo laboratorio, Bakermans-Kranenburg e i suoi collaboratori dovevano visitare 120 famiglie per sei volte nell'arco di otto mesi. Bisognava filmare la madre e il bambino nelle loro attività quotidiane, alcune delle quali richiedevano obbedienza o collaborazione, e poi scegliere le parti più significative del filmato e mostrarle alle madri. Accanto a questo gruppo, ne avevano formato uno di controllo formato da bambini con caratteristiche simili, ma che non ricevevano le stesse attenzioni.
Gli interventi hanno funzionato. Vedendo i filmati, le mamme hanno imparato a cogliere degli indizi che fino a quel momento non avevano notato e a reagire in modo diverso a certe situazioni. Molte di loro, per esempio, avevano accettato senza troppa convinzione di leggere un libro illustrato ai loro bambini irrequieti, pensando che non sarebbero mai rimasti buoni ad ascoltare. Ma secondo Bakermans-Kranenburg, quando le madri guardavano il filmato "si accorgevano con sorpresa che quell'attività piaceva molto ai bambini e anche a loro". Quasi tutte hanno cominciato a leggere libri ai figli regolarmente creando, come ha spiegato Bakermans-Kranenburg, "dei momenti di tranquillità che avevano sempre ritenuto impossibili". Anche il comportamento dei bambini è cambiato. Dopo un anno le esternalizzazioni erano diminuite del 16 per cento, mentre nel gruppo di controllo L miglioramento era stato solo del 10 per cento. La reazione delle madri, inoltre, era diventata più positiva e costruttiva.

mercoledì 26 agosto 2009

Il pianeta Terra che vive: una simulazione in tempo reale

Il pianeta che respira (Breathing Earth) è un’ottima applicazione flash che mostra, in tempo reale, cosa sta succedendo sulla Terra. In particolare mostra secondo dopo secondo dove sta nascendo un bimbo e dove è morta una persona, illuminando con una stellina o un punto nero una zona particolare del planisfero. Inoltre gli stati che stanno emettendo nell’atmosfera più di 1000 tonnellate di CO2 vengono colorati di rosso.

L’obiettivo di questo lavoro è mostrare l’impatto che ogni stato ha sul cambiamento del clima. E’ fuor di dubbio, guardando gli stati colorati di rosso, di chi sia la maggior responsabilità del surriscaldamento del clima. I dati riportati sono attendibili e fanno riferimento alle pubblicazioni del World FactBook (ultima edizione).

clicca sull'immagine per accedere al sito

fonte: dynamick

lunedì 23 marzo 2009

Gli schiavi moderni/3


L’iniziativa “Gli schiavi moderni” continua con questa lettera di Mauro Gallegati della Facolta' di Economia Giorgio Fua' dell’Universita' Politecnica delle Marche, che si è preso la briga di dimostrare con numeri e tabelle quello che è sotto gli occhi di tutti: che i posti di lavoro diminuiscono e che il precariato aumenta insieme ai nuovi poveri, quelli che in Francia sono stati chiamati “generazione low cost”.
Scrivete le vostre storie, le più interessanti saranno raccolte in un libro on line scaricabile gratis da questo blog.

“ Caro Grillo,
aiutami. Passo il giorno a spulciare e produrre statistiche sull’economia, e sotto campagna elettorale non so se spararmi a un piede o chiedere a lui di sparare a me. So che non è facile fidarsi di uno che per mestiere dà i numeri, ma vorrei solo dare due chiarimenti su cosa è successo a lavoratori e disoccupati negli ultimi 10 anni, da quando è andato al governo Prodi, a quando ci è andato Berlusconi, a oggi.



Se su deficit e debito pubblico, Pil, competitività internazionale e indebitamento delle famiglie siamo tutti unanimi nel dire che le dinamiche sono state tra il bruttino e il disastroso, quelle sull’occupazione sono statistiche che il centro destra porta con sicurezza a vanto del proprio operato. Almeno sinora. Poi qualche giorno fa l’Istat ha detto che l’anno scorso l’occupazione è calata – e Tremonti ha ribattuto che non è vero, e che per lui “conta solo l’Eurostat” (dimenticandosi che all’Eurostat i dati li dà l’Istat). Bankitalia ha detto che il problema è che i posti di lavoro durano poco, e un giovane su quattro è precario – e Maroni ha ribattuto che i posti a termine “sono astrazioni statistiche”. Mi prude, ti dicevo, qualche numero di chiarimento.

L’occupazione si misura in due modi: contando quante sono le persone che stanno lavorando, e quante sono le “unità di lavoro equivalenti”, che tengono conto di quante ore lavora ognuno. Se ci sono due idraulici che lavorano 60 ore alla settimana, gli occupati sono due, ma visto che entrambi fan l’equivalente di un tempo pieno e mezzo le unità di lavoro sono tre. Se poi il lavoro va male, ed entrambi lavorano solo 20 ore, i lavoratori sono sempre due, ma le unità di lavoro sono solo più una. In pratica, in un caso si contano “le teste”, nel secondo quanto lavoro c’è.
Nel grafico allegato si vede cosa è successo a lavoro e lavoratori nel decennio che si apre con Prodi e si chiude con Berlusconi. La prima cosa da dire è che l’occupazione è cresciuta durante il centro destra. Ma la crescita era già in atto con il centro sinistra. La “piccola” differenza, è che durante il centro sinistra l’occupazione parte fiacca e poi cresce, durante il centro destra parte crescendo, e rallenta bruscamente negli ultimi due anni. Guardando alle unità di lavoro poi il rallentamento è ancora più drastico, e diventa un calo nell’ultimo anno (quello che sottolineano sia Istat che Bankitalia). Da notare che per la prima volta nella storia repubblicana sono più i lavoratori che le unità di lavoro: c’è più gente che lavora, sì, ma di lavoro ce n’è poco.


Nel secondo grafico che allego si vede che anche la disoccupazione è calata negli ultimi cinque anni. Di nuovo, non è un dono del centro destra, il calo è in corso (fortunatamente) da circa un decennio. Il numero dei disoccupati non è una statistica da guardare da sola. Ci sono casi in cui le cose vanno bene, ma la disoccupazione aumenta: quel che capita è che molti sono presi da un turbine di ottimismo e si mettono a cercar lavoro, e finché non lo trovano il numero di disoccupati aumenta. E ci sono casi in cui il mercato è talmente depresso che molti alzano bandiera bianca, smettono di cercar lavoro, e il numero di disoccupati diminuisce. Nel grafico ho riportato il numero dei cosiddetti “scoraggiati”, cioè persone senza lavoro che a domanda dell’Istat “Perché non sta cercando lavoro?” barrano la X su “Ritiene di non riuscire a trovarlo”. Il numero di scoraggiati – 600 mila fin verso il 2003 – nel 2004 ha una prima impennata che li porta al milione, per poi salire ancora a circa 1.250.000. Basta convincere un altro mezzo milione di persone che è inutile stare a cercarsi un lavoro e porteremo la disoccupazione ad un confortante 5.5%.


Infine, i precari. Dai dati Eurostat, risulta che Berlusconi prende il testimone del precariato, nel secondo trimestre del 2001, a circa il 9.5%: questa era la percentuale dei lavoratori con contratto temporaneo sul totale dei dipendenti. Nel secondo trimestre del 2005 eravamo già al 12.5% (e non stiamo contando i co.co.co.). Un Maroni potrebbe sostenere però che il fatto che un contratto a termine non cambia un granchè, che sapere che il tuo posto di lavoro è solido salvo contrordine, o che è a termine salvo contrordine, non cambia nulla. Questa è una tale eresia che ho sacrificato il sabato sera, ed ho calcolato da dati di fonte Inps una semplice statistica: la correlazione che si osserva tra il tipo di contratto che ha una lavoratrice, e il fatto che questa decida o meno di fare un figlio. Bene, avere un lavoro precario riduce di dieci volte la probabilità che una lavoratrice faccia un figlio.
Grazie per l’ospitalità”.

Mauro Gallegati

Dal blog di Beppe Grillo

lunedì 16 febbraio 2009

Localizza gli Autovelox in Tempo Reale con il Cellulare


Gli autovelox si moltiplicano e le multe sono sempre piú salate, ma c'é un nuovo servizio gratuito e legale che ti segnala la presenza di Autovelox fissi e mobili in tutta Europa direttamente sul tuo telefono cellulare, si chiama FoxyTag

Il funzionamento é semplice, ti serve un cellulare Java ( qui
trovi l'elenco dei modelli compatibili ), un Navigatore GPS Bluetooth ( o incorporato nel cellulare ) e un abbonamento GPRS / UMTS con il tuo operatore.

Poi scarichi qui il programma Java da installare sul telefono, e attraverso la connessione internet (GPRS o UMTS) il sistema invia al telefono ogni 5 minuti un aggiornamento del database con la localizzazione degli Autovelox, permettendo al telefono di notificarti con un "Bip sonoro" la presenza di un prossimo Autovelox sulla strada che stai percorrendo.


(Articolo completo su AB Techno Blog)

Puoi anche aggiungerlo su Google Maps: Add to Google



Solo la collaborazione ci salverà...

domenica 1 febbraio 2009

Fewer Calories = Better Brains?

A trial in humans suggests that calorie restriction can boost memory.

By Courtney Humphries

Cutting calories has been shown to increase the life span of some animals and protect them from signs of aging and disease. Although some humans have been eager to adopt a low-calorie diet to see similar results, so far, there is relatively little evidence that calorie restriction has the same benefit in people. A new study from researchers...

Read More...

mercoledì 14 gennaio 2009

In fondo non è poi così grave ammazzare 100 bambini.

Jacopo Fo

La mia angoscia sta salendo di giorno in giorno a causa del massacro di civili in corso nella striscia di Gaza, che si aggiunge ai bambini ammazzati in Iraq e Afghanistan e falciati dalle bombe dei terroristi in Israele e in giro per il mondo.
Il conteggio agghiacciante dei bambini uccisi cresce a velocità spaventosa.

In Palestina si stanno scontrando due popoli molto simili. Entrambi hanno al centro della loro cultura, come del resto i popoli cristiani e scintoisti, l'ideologia patriarcale della faida, della vendetta.

Nonostante 5000 anni di storia abbiano dimostrato che questa ideologia serve solo a creare sempre nuove guerre, si continua apensare che solo la forza militare sia in grado di garantire la sicurezza di un popolo. SONO FORTE PERCHE' I MIEI VICINI HANNO PAURA DI ME PERCHE' SANNO CHE SONO DISPOSTO A UCCIDERE E MORIRE PUR DI VENDICARMI.

L'unica via per combattere il terrorismo è quella di invadere Afghanistan e Iraq e fare un milione di morti tra i civili.

L'unico modo per rispondere all'occupazione israeliana è quella di massacrare i civili israeliani e i bambini israeliani con i razzi e i kamikaze imbottiti di tritolo.

L'unico modo di fermare il terrorismo di Hamas è quello di invadere Gaza.
Quel che sembrano non capire queste menti è che uccidendo un bambino creo 10 nemici disposti a qualunque cosa pur di farmela pagare.
In 5000 anni questa esperienza si è ripetuta infinite volte, con l'unica eccezione di popoli che sono stati completamente sterminati come accadde ai galli Eburoni, cancellati dal mondo dai banditi di Giulio Cesare (creò proprio un'armata di briganti che ottennero il diritto di rubare tutte le proprietà degli Eburoni a patto che li massacrassero. E Cesare si vanta di questo nel De Bello Gallico).
Credo che anche il più scemo dei generali del Pentagono, di Hamas e di Israele sappia che non riusciranno a sterminare iracheni, israeliani e palestinesi fino all'ultimo.
Gli Eburoni erano alcune decine di migliaia. Quando quelli da sterminare sono milioni finisce sempre che ne scappa qualcuno... E se la lega al dito.

Prima dell'inizio dell'invasione di Afghanistan e Iraq, i guerrafondai ci dicevano che era l'unico modo di liberare quei popoli. Noi dicevamo che invece sarebbe stato meglio aiutare lo sviluppo economico di quella gente e cercavamo di spiegare che era cretino illudersi che la tattica dell'invasione militare avrebbe funzionato.
Sostenere veramente lo sviluppo economico e culturale di un popolo costa infinitamente meno che sparargli.
Un milione di morti dopo Iraq e Afghanistan sono un inferno, le condizioni di vita di quei popoli sono peggiorate in modo enorme e gli Usa da soli hanno già speso 2 mila miliardi di dollari in queste due invasioni. Cioè sono stati spesi più di 100 mila dollari per ogni afgano e iracheno. Immaginate quanto amore avrebbero generato gli Usa se gli avessero regalato questi soldi invece di bombardarli con proiettili all'uranio impoverito.
Se non si fidavano a darglieli direttamente in mano avrebbero potuto investirli in sviluppo, microcredito, scuole.
Sarebbe bastato un quarto di quel che hanno speso in bombe per trasformare quelle terre in succursali del paradiso.

NON SANNO QUESTI CERVELLONI, CHE IL TERRORISMO E L'ESTREMISMO RELIGIOSO SONO FIGLI DELLA POVERTA'?

Certo che lo sanno. E in realtà ammazzano per altri interessi: i soldi, il petrolio, l'oppio eccetera. Non vogliono lo svilupo di quei popoli, il caos rende di più e permette di rubare il petrolio.
Ma chi li sostiene, il cittadino Usa, l'israeliano, il palestinese, sono veramente convinti che ammazzare i nemici sia l'unica soluzione. E se ci va di mezzo un bambino (o centomila bambini) si tratta di effetti collaterali, deprecabili, ma cosa ci vuoi fare, nessuno è perfetto...

L'idea che si possa trovare un'altra via non è conosciuta.

E attenzione è un discorso che vale anche per la maggioranza dei palestinesi arroccati sulla loro ideologia patriarcale e su consuetudini che soffocano la loro società rendendola miserabile oltre misura. Se invece di investire in razzi e bombe, i militanti palestinesi avessero investito in cooperazione, istruzione e sviluppo, oggi si troverebbero ad essere capaci di competere economicamente con Israele, avrebbero raccolto un diverso sostegno internazionale alla loro causa e potrebbero usare il potere del denaro per ottenere il rispetto dei loro diritti. Invece oggi sono poveri e arretrati quasi come 40 anni fa e hanno ottenuto ben poco sul piano politico.

E la maggioranza di loro non sa neanche chi era Gandhi e come hanno fatto gli indiani a ottenere l'indipendenza e la sovranità.
Un disastro per loro e un disastro per gli israeliani. 2 popoli che vivono veramente male.

Superare questa logica sembra impossibile. La FAIDA è una religione.

Questa ideologia domina oggi il mondo e ci tiene nella merda. Ma alcuni popoli, che possiedono una cultura superiore alla nostra e più diffuse tradizioni matriarcali la pensano diversamente e risolvono i conflitti in modo più intelligente. Ad esempio ciò è avvenuto in Sud Africa.
Molti sanno che Mandela ha preso il premio Nobel. Ma i media occidentali non hanno spiegato perché. Raccontare i fatti avrebbe messo in discussione l'ideologia della faida. Sono cose che non si fanno.
Così non si parla quasi mai dei Tribunali del Perdono.
Cosa sono? Sono la dimostrazione che esiste un'alternativa alla faida.

Sud Africa: i tribunali del perdono.
Quando il regime razzista cadde Nelson Mandela capi' che doveva porre ai suoi connazionali una grande e difficile domanda. Una domanda impossibile da porre a un popolo occidentale. Incomprensibile addirittura per i nostri schemi mentali. Egli chiese: cosa dobbiamo fare a chi ci ha torturato, ucciso, tenuto in catene, umiliato? Cosa facciamo a chi ha ucciso i nostri padri, violentato le nostri madri, le nostre mogli, le nostre figlie? Cosa facciamo a quei cani che ci hanno azzannato per tutta la vita? Siamo proprio sicuri che valga la pena di ucciderli, tenerli in prigione, punirli? Fu cosi' che inizio' una grande discussione. Nessuno metteva in dubbio che un ladro o un assassino dovessero essere messi in prigione per impedir loro di compiere un altro reato e perche' venissero sottoposti a un percorso di rieducazione. Ma nel caso dei carnefici e dei loro mandanti che avevano torturato il popolo per decenni sembro' che non si potesse usare la stessa logica punitiva. Il crimine era troppo immenso perche' potesse essere punito. Quindi dopo moltissime discussioni si decise di non punire i colpevoli delle piu' tremende e barbariche violenze compiute in Sudafrica. Non sono impazzito. E' cosi' che e' andata. E hanno fatto bene. Questi neri hanno ancora una forte componente dell'antica cultura matriarcale che riconosce al suo centro, come fulcro, l'idea del valore spirituale dell'esperienza e l'interconnessione stretta tra tutti i fenomeni. E questa cultura porta piu' facilmente a identificarsi nelle vittime per comprendere quale e' la loro esigenza piu' forte e profonda. Se hai subito l'abominio, una semplice vendetta non e' soddisfacente. Non cambia l'orrore che hai vissuto, le stigmate dell'umiliazione il tormento dei ricordi e dei rimpianti. Anche se ammazzi il tuo torturatore e lo fai morire in modo lento e doloroso, la tua percezione dell'orrore vissuto non cambia. Nella cultura bantu' esiste un concetto che ha un valore maggiore della vendetta: la consolazione della vittima. Cosi' essi si chiesero che cosa potesse veramente modificare lo stato mentale delle vittime. Riscattare almeno in parte l'ingiustizia subita. E dissero: rinunciamo alla vendetta perche' l'unico medicamento che da' sollievo al dolore delle vittime e' la comprensione. Il dolore viene arginato solo dalla sua condivisione collettiva. Quando il torturato torna nel villaggio e racconta di aver subito 100 frustate anche i suoi amici si chiedono se, magari, non stia esagerando un po'. Non mettono in dubbio che sia stato frustato ma si chiedono se le frustate siano state proprio 100 oppure "solo" 70... Il torturato invece desidera innanzitutto di essere creduto totalmente, che la misura del suo dolore sia riconosciuta. Questa e' l'unica possibile, piccola consolazione. E allora il governo dei neri inventa un istituto legale incredibile: i Tribunali del Perdono. Per anni sono andati avanti a tenere udienze in questi tribunali speciali. Le vittime si presentano e raccontano tutto quello che hanno patito e fanno i nomi dei loro carnefici. I quali sono obbligati a presentarsi e a confessare raccontando per filo e per segno quali crimini hanno commesso e come. Se ammettono le colpe non vengono puniti in nessun modo. Cosi' si ottiene che nessuno possa negare la verita' di quei fatti. Non esistera' mai nessuno in Sudafrica che potra' mettere in dubbio la misura dei crimini commessi perche' vittime e carnefici hanno testimoniato, le loro dichiarazioni sono state filmate e trasmesse in televisione. Ci sono voluti anni per elencare, descrivere e comprovare l'enorme mole dei crimini commessi. Oggi c'e' chi nega i crimini nazisti, stalinisti, di Pinochet, dei colonnelli greci o argentini. Questa situazione e' legata proprio al tentativo di punire in modo vendicativo i colpevoli. Un procedimento che genera automaticamente una difesa che cerca di negare le colpe. E questa negazione degli orrori del passato, restando piu' o meno latente, semina odi e rancori inestinguibili. Ma attenzione, non si tratta di rinunciare all'azione ma di sostituire l'azione della vendetta con quella della presa di coscienza degli orrori. Di fronte agli orrori non si puo' non reagire. In Jugoslavia, durante la seconda guerra mondiale il regime filonazista croato realizzo' lo sterminio di piu' di un milione di serbi. Questo crimine fu censurato da Tito in nome della riconciliazione nazionale. Non affrontare il bagaglio di dolore di un simile genocidio ha avuto effetti piu' devastanti dell'affrontarlo con lo spirito di vendetta. Dopo qualche decennio il bubbone e' scoppiato. I giornalisti che intervistavano i combattenti serbi della guerra etnica si stupivano di sentir sommare i morti delle persecuzioni degli anni '40 insieme a quelli degli anni '90. Per molti serbi la guerra non era mai finita, era restata solamente congelata per 50 anni.

Un altro esempio africano di cultura diversa lo troviamo per quanto riguarda la cura dei malati. Un esempio che rivela una logica rovesciata sulla vita. Una logica che distrugge i presupposti della FAIDA.
Quanto saresti disposto a pagare per il lusso di poter lavare il sedere a un moribondo?
Leggendo un racconto su Nigrizia, il giornale missionario dei frati Comboniani, ho trovato la storia di una rete di assistenza sanitaria autogestita dai contadini piu' poveri del mondo. Una rete di solidarieta' di villaggio: questi contadini si occupano di lavare e nutrire i malati alleviando le loro sofferenze perlopiu' con qualche erba selvatica, vista la quasi totale mancanza di medicine. La rivista pubblicava la lettera di una ragazza che scriveva al comitato del villaggio. Pressappoco diceva: voi mi conoscete, mi avete accolta insieme ai miei genitori malati e quando loro sono morti vi siete occupati di me e ora io vivo ricambiando la vostra ospitalita' con i miei turni di lavoro nell'orto del villaggio. Ora io vi ringrazio per tutto quello che avete fatto per me ma vorrei chiedervi un grande favore. Il mio sogno piu' grande e' poter curare i malati anch'io. Ma, voi lo sapete, il mio lavoro dell'orto non mi permette di guadagnare denaro e quindi non ho modo di pagare per poter curare i malati. Quindi vi chiedo se fosse possibile fare un'eccezione per me alla regola e permettermi di pagare il diritto a curare i malati facendo un turno supplementare di lavoro nell'orto della comunita'. Signore Iddio! Quando ho letto questo ho fatto un balzo e ho dovuto tornare indietro a leggere. Esiste un posto del mondo dove una ragazza implora di poter pagare con una forma di baratto il diritto a curare un malato perche' non possiede denaro contante? Ma che gente e' questa? I contadini piu' poveri del mondo pagano col denaro il lusso di curare i malati? Ma perche'? Semplicemente perche', grazie agli elementi di cultura matriarcale sopravvissuti nella loro societa', credono sia veramente essenziale occuparsi della paura della morte invece di censurarla. Sono convinti che sia necessario fare qualche cosa per lenire questa paura della fine. E sanno un'altra cosa che io ho scoperto, ahime', molto tardi nella mia vita. Ho sempre cercato di sfuggire i morti e le persone che stavano morendo. Ero terrorizzato dalle emozioni che questi incontri avrebbero potuto scatenare nella mia mente. Poi il destino ha voluto che mi trovassi in una situazione nella quale fuggire sarebbe stato piu' doloroso che affrontare il mio terrore. Ed ho avuto la fortuna di trovarmi vicino a persone di valore che stavano morendo. Le persone di valore non muoiono come le persone che non valgono un cazzo. Se ti e' capitato di parlare con una persona di valore che sta morendo e ne e' conscia lo sai. E' un'esperienza pazzesca. Mi ricordo quando mori' Matilde, una bisnonna stupenda. Io abbracciavo il suo corpo ormai quasi inesistente e piangevo, non riuscendo a controllare in nessuna maniera il dolore. E lei mi accarezzava la testa e mi consolava. Mi diceva: ma dai, non e' cosi' grave, ho vissuto tanto, mi sono divertita tanto, ho amato tanto le mie figlie, le mie nipoti, le mie dolcissime bis nipoti. Ora muoio ma non e' importante. Anzi e' meglio cosi'. Sono un po' stanca. E sono stato vicino anche a un'altra donna meravigliosa che sapeva di avere davanti pochi giorni di vita, lasciava due figlie piccole che la adoravano e piu' di tutto la straziava la privazione che la sua morte avrebbe lasciato dentro di loro. Eppure, pur con quella spada nel cuore, Marina riusci' a mostrarmi la capacita' di continuare a essere presente alla sua vita, contenta di esistere con intatto tutto lo stupore per la vita e persino per l'incomprensibilita' della morte. Devo moltissimo a queste due persone che hanno condiviso con me la sensazione che la vita stia per finire. Mi hanno insegnato che la vita e' tanto dolce e potente che di fronte alla morte scopri di sapere come affrontarla anche se non hai temuto nulla piu' della fine della tua esistenza. Non posso non ringraziare coloro che mi hanno insegnato questo coraggio. Mi danno la forza di sperare che anche io saro' pervaso dal Grande Spirito Coraggioso quando dovro' compiere l'ultimo passo come entita' energetica coerente, unilocata e pensante. L'ho visto fare. So che si puo' fare. Cerchero' di farlo anch'io. E ringrazio per lo stesso motivo tutte le persone che mi hanno permesso di cercare di alleviare il loro dolore. E se tu hai capito questo valore, se tu hai capito che l'essere umano ha bisogno come il pane di entrare in contatto con i malati e i moribondi alla ricerca dei maestri piu' importanti della vita, allora, hai capito anche che devi essere disposto a pagare una tassa salata per godere di questo privilegio. Chi sta morendo ha bisogno di denaro per far fronte a qualche bisogno. Tu sei ben contento di darglielo perche' quel che ricevi in cambio non ha prezzo. In occidente fuggiamo i moribondi e poi sediamo la nostra angoscia di morte guardando in tv migliaia di morti veri o falsi, stupri, botte, rapimenti...

Per approfondire sulla storia delle culture Africani semi matriarcali
vedi QUI

lunedì 25 agosto 2008

A volte mi dimentico

Certe volte succede... sento la gente arrabbiata intorno a me, per come stanno andando le cose in Italia, e mi dico "Perché arrabbiarsi? Non serve a nulla. E' meglio stare calmi e pensare a come districarsi in questo casino. Dopotutto non si sa mai che le cose migliorino, non si sa mai che la gente inizi a ragionare e le cose inizino a girare nel verso giusto. La classe politica? Prima o poi capirà, non possono essere così lontani dalla loro coscienza, prima o poi capiranno, e le cose inizieranno a girare nel modo giusto. Lasciamo pure che dicano quello che vogliono, che facciano quello che vogliono, prima o poi la capiranno, semplicemente non possono continuare così all'infinito. Se ne renderanno conto prima o poi."

Oggi però ho letto questo articolo sul Blog di Grillo:

Uomini e mezz
Gli italiani non si meritavano Giovanni Falcone. Lui sapeva che lo avrebbero ammazzato. Così come lo sapeva Paolo Borsellino. Sono andati a morire come i primi cristiani nel Colosseo. Lasciati soli dalle istituzioni, dai partiti, da molti colleghi. Borsellino morì di fronte alla casa della madre. Non fu prevista nessuna misura di sicurezza. Ci andava ogni domenica. L’autobomba fu parcheggiata a pochi metri dal campanello del cancello. Il 13 luglio 1992, sei giorni prima dell’attentato, disse a un poliziotto: “Sono turbato. Sono preoccupato per voi, perché so che è arrivato il tritolo per me (dal continente, ndr) e non voglio coinvolgervi” (*). Sedici anni dopo Capaci, il presidente del Consiglio si chiama Silvio Berlusconi. In Parlamento ci sono Cuffaro e Dell’Utri. ... [continua]

E questo mi ha fatto pensare, confrontare l'uomo che è morto, e quello che è sopravvissuto, e la differenza tra di loro. Finché pensi che uno abbia dei valori, abbia una coscienza, puoi anche illuderti che prima o poi si renderà conto di quello che sta facendo. Ma confrontando queste due persone e il loro operato, mi viene un groppo alla gola e da pensare...

Pensare che quello che sta succedendo è inaccettabile
Criminali che governano
Morti che vengono irrisi
Popolo bue tace, confuso
Pochi che parlano, ma la cui voce si perde in mezzo a mille altre
che fanno confusione,

perché la gente non pensi.

Come accettare tutto questo?

Per me è impossibile, me ne sono reso conto oggi.

E dunque, che cosa fare? Mandar giù fiele, aspettando l'occasione giusta...

Oppure invocare l'invasione tedesca come fa Beppe Grillo...

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