Perché questo titolo? Perché ho appena scoperto questa nuova parola: eziologia. Conoscere parole nuove mi aiuta a pensare meglio. Non è importante la parola in sé quanto il concetto che le è associato. Magari prima avevo il concetto ma non la parola, oppure scopro che qualcuno ha espresso un concetto che avevo usando ben DUE parole diverse, e meditandoci ora possiedo DUE concetti invece che uno. Adesso posso distinguere e spiegarmi meglio. E questo mi fa sentire più ricco.
Nonostante tenessi duro nonostante gli avvisi di Edward Snowden e degli amici di Exit relativamente al furto di dati e all'immoralità di Google, dopo l'ultimo report di Francesca Albanese ho trovato intollerabile mantenere i miei contenuti su piattaforma Google, supportando quindi indirettamente il genocidio del Popolo Palestinese.
Ho quindi deciso di degooglizzare la mia vita, passando a servizi più etici, e anche più rispettosi della mia privacy.
I primi servizi dai quali ho deciso di migrare sono la posta e il blog (oltre che il motore di ricerca e il browser, ma questi sono tutto sommato semplici) e ho in animo di lasciare anche Android per passare a LineageOS.
Per la posta mi sono basato sui servizi di Exit, e sto valutando ProtonMail, mentre come blog ho optato per NoBlogo, un servizio offerto dal Collettivo Devol che, sebbene minimalista, ha il grande vantaggio di essere federato, cioè capace di collegarsi alle altre piattaforme del Fediverso.
Per chi volesse maggiori informazioni sulla degooglizzazione, ho raccolto il materiale più significativo in questo documento che aggiornerò man mano che troverò nuove soluzioni e suggerimenti.
Invito tutti quelli che leggono a seguirmi in questo percorso, un po' scomodo ma ricco di soddisfazioni. Se avete bisogno di supporto potete contattarmi, oppure contattare quelli molto più esperti che ho indicato nel documento riassuntivo.
Il mio nuovo blog, sul quale scriverò i nuovi articoli e sui quali sto travasando quelli del presente blog è questo - https://noblogo.org/metanoeite/ (l'indirizzo federato è @metanoeite@noblogo.org) Oltretutto noblogo fa uso del markdown per scrivere gli articoli, che è comodissimo.
P.S. il mese scorso sono felicemente passato a Linux, anche per evitare i problemi che Microsoft sta creando agli utenti di Windows 10
L'obiettivo è presto detto, quello di far gestire il mondo dal buon senso, cosa che al momento non accade.
Se non siete convinti, basta che guardate le vostre vite, il modo in cui l'umanità nel suo complesso si rapporta con l'ambiente e con le altre forme viventi, fondamentalmente il modo in cui si rapporta con sé stessa.
Possiamo dire che il modo è in buona parte, predatorio, avido, schizofrenico (da una parte le ong vogliono aiutare i paesi in via di sviluppo, da un'altra le corporation le depredano, da una parte gli scienziati e i cittadini consapevoli sono preoccupati per il riscaldamento globale, dall'altro le democrazie non trovano la volontà di gestire il fenomeno, e potremmo citare altri casi).
A differenza dell'avidità e della golosità, che necessitano solo di un oggetto, di un corpo e di un minimo di sistema nervoso per essere espressa, il buon senso ha bisogno di un maggior supporto. Ha bisogno (oltre che del corpo) di uno spirito, di un senso di sé e, infine, di un'intelligenza.
Negli uomini evoluti, il buon senso gestisce (stempera, governa) le tendenze più animali dell'avidità e della golosità. Non le distrugge, al limite le indebolisce, ma soprattutto le pone al servizio di qualcosa di più grande di esse. Le sotto-mette a qualcosa che potremmo genericamente definire come "bene".
Per esprimersi, il buon senso necessita, oltre che di un supporto fisiologico (diciamo il cervello), di -conoscenza-, conoscenza riguardo ai fenomeni sui quali vuole operare.
Quindi, pur ispirata da all'idea di bene comune, uno dei problemi che la società civile si trova ad affrontare è quello della conoscenza. Per poter agire coerentemente con i nostri fini abbiamo bisogno di conoscere il modo in cui le nostre azioni influenzano il mondo, e il modo in cui il mondo "funziona", in modo da poter scegliere come intervenire per "spegnere" o "accendere" efficacemente i fenomeni dei quali prendiamo coscienza.
Un modo di pensare efficace riguardo alle cose "della natura", come lo sono gli ecosistemi e le società, nelle loro interrelazioni, è il pensiero sistemico. Un atteggiamento mentale che non si focalizza solo sulle entità ma anche sulle inter-relazioni tra le entità stesse, studiandone le caratteristiche e le dinamiche, che spesso si rivelano non-lineari e caotiche.
Per esempio, a differenza del pensiero lineare, il pensiero sistemico invita a contemplare l'ambiente, conoscerlo bene, prima di intraprendere un'azione, perché gli effetti dell'azione potrebbero sfuggirci di mano ed avere effetti molto diversi da quelli che ci aspettavamo all'inizio. La lista dei casi di "fallimenti ecologici" delle azioni umane è molto lunga.
Nomi celebri del pensiero sistemico/complesso sono stati Von Bertalannfy ed Edgar Morin. Questo pensiero sta alla base delle metodologie di sviluppo di ambienti in permacultura che si stanno diffondendo dagli anni '80.
Per rappresentare dei sistemi complessi, una metodologia efficace è quella delle reti di relazioni. Ad esempio, per analizzare i sistemi biologici, ci si può avvalere di mappe come questa, che rappresenta il sistema metabolico umano.
Mappa del sistema metabolico umano.
In mappe come questa, la complessità del reale viene espressa non tramite lunghi testi, ma tramite reti di relazioni, che permettono di "vedere" a colpo d'occhio i fenomeni rilevanti, sia di investigare sui fenomeni relativi a una sottoparte del sistema. Come tutte le mappe, possiamo realizzarle a diversi livello di dettaglio, o rappresentare la stessa "realtà", con mappe tematiche diverse, secondo gli intenti che ci si prefigge.
Nel caso del sistema globale, sono state realizzate alcune "mappe del potere globale", che rappresentano alcune realtà che ci influenzano ma che spesso si nascondono alla vista, in quanto troppo grandi o troppo lontane per essere considerate dal cittadino medio.
Per il comune cittadino, pensare a queste strutture di potere globali è un po' come doveva essere per il contadino medievale osservare le raffigurazioni delle gerarchie angeliche... si vedono raffigurate, se ne sente parlare, ma non se ne ha una reale cognizione, non si possono "toccare con mano", né tantomeno influenzarle, tuttalpiù se ne possono subire gli effetti. L'eccessiva contemplazione di questa realtà, pensare che la nostra vita dipenda da queste strutture può far cadere in un ossessivo sentimento di disperata impotenza*. Vedremo che ci sono altri livelli della realtà che, a differenza di questi, sono influenzabili da noi e che ci permettono di influenzare indirettamente anche questi superiori, non direttamente accessibili.
Ciononostante, la nostra vita è realmente influenzata da queste strutture, che per esempio controllano la finanza mondiale, e di conseguenza dispongono di un capitale monetario che permette loro di influenzare pesantemente tutte le economie globalizzate.
Un primo esito di questa pesante influenza è l'aumento incontrollato del divario tra ricchi e poveri, sia a livello mondiale che, di riflesso, a livello nazionale. L'impoverimento della base, purtroppo, non si riscontra solo per quel che riguarda la disponibilità di moneta ma diventa grave quando il popolo viene privato, in nome "dell'economia", delle risorse essenziali ad una vita dignitosa (acqua pulita, ambiente salubre, abitazioni, mezzi di trasporto, mezzi di produzione dei beni essenziali). La perdita di questi asset sta facendo passare da "povera" a "misera" la qualità della vita di interi popoli del pianeta. Per parlare dell'uso predatorio del capitalismo, che si avvale in primo luogo del potere finanziario è stato coniato il termine di capitalismo estrattivo.
Un secondo effetto di questa influenza è la perdita di potere democratico da parte della base. Quella che si chiama crisi delle democrazie. In pratica le strutture democratiche che avevano unito il popolo fatto prosperare l'occidente nel novecento stanno gradualmente perdendo la capacità di organizzare le società ed i territori di loro pertinenza, con conseguenti disagi sociali, crisi ambientali, perdita del consenso, aumento della corruzione in Italia ed ascesa delle destre in Europa e Stati Uniti. Una delle cause principali di questa crisi è l'aumento del potere dei poteri (soprattutto economici) transnazionali, e un vero e proprio attacco di alcuni di questi alle democrazie. In pratica il potere, detenuto nel novecento dagli stati nazionali, è passato nelle mani dei potentati economici, trasformando il sistema mondiale in una oligarchia, cui molti governi (teoricamente democratici) sono sottomessi. Se colleghiamo l'aumento della corruzione (quindi della corruttibilità) in Italia da parte dei pubblici uffici, allo spropositato potere economico/monetario acquisito dalle élite mondiali, vediamo che l'effetto finale è quello di porre le istituzioni pubbliche italiane sotto il controllo (diretto o indiretto) di queste élite. I "sospetti" collegamenti tra i poteri europei e i poteri finanziari (che ci hanno per esempio regalato il governo "lacrime e sangue" Monti) non fanno altro che aggravare il quadro.
Un terzo effetto dell'influenza delle élite mondiali sulla nostra vita è la crescente instabilità sociale. Essendo la coesione sociale ciò che rende un popolo "forte" e capace di manifestare il proprio potere, e andando l'interesse popolare a cozzare direttamente con il potere globale, contendendo la sovranità territoriale e la gestione delle risorse, un modo che genericamente hanno questi poteri per garantirsi il potere è di destabilizzare gli equilibri sociali fomentando ed aggravando i naturali disaccordi che ci sono in seno a un popolo. L'effetto finale di queste pratiche (condotte sia da attori economici che da agenzie governative conniventi) è l'instaurazione di regimi dittatoriali nei paesi ricchi di risorse o di qualche rilevanza strategica, guerre intestine ai popoli, potenziamento delle forze violente e delle guerre intestine ai popoli, emigrazione di masse di persone dai territori divenuti invivibili. In Italia possiamo riscontrare queste lotte tra sovranità popolare e interessi economici sovranazionali sia nel caso della "rivolta" contro la TAV in Val di Susa, sia nel "caso" Xylella in Puglia. In entrambi i casi movimenti popolari di base si sono opposti, anche violentemente, alle ingerenze di interessi economici sovranazionali nei confronti dei quali lo Stato Italiano ha assunto un ruolo perlomeno ambiguo.
La constatazione di questi fatti, oltre a farci vedere il mondo come un'entità complessa e interconnessa, dovrebbero indurci a reputarci coinvolti in prima persona nei cambiamenti che avvengono a livello globale. La crisi economica ed ambientale, il progressivo impoverimento della popolazione, il degrado sociale, non vanno intesi come fenomeni inspiegabili o al pari di quelli metereologici, o "castighi divini". Derivano invece da una precise strutture socioeconomiche che possono essere conosciute e, con le dovute tecniche, addirittura "gestite", come si può gestire una pestilenza o come una bestia feroce che è entrata nel nostro cortile.
Note
* sentimento sostenuto volentieri da quella parte dei media affiliata a questi potentati.
L'articolo qui riportato corrisponde alla versione di marzo 2020, è stato rivisto (con aggiustamenti della forma e di qualche contenuto) e pubblicato nel repository gihub (nella cartella paper). Il repository fungerà da centro collaborativo del progetto.
Nella giornata della violenza sulle donne mi è capitato sotto mano il libro di Vanna De Angelis, sui processi alle streghe in Europa (alcuni dei quali a Reggio Emilia, Modena e nella Val di Non).
Mi è parso bello fare una mappa che contiene i luoghi e i momenti di questi processi, inserendo l'esito, spesso mortale, che ha colpito queste donne (e a volte uomini e fanciulli) invisi al "sistema".
Leggendo questi atti ufficiali dopo vari secoli dalla loro stesura, possiamo vedere con chiarezza quanto il potere può essere (o è quasi sempre) espressione di cecità e miseria umana.
Un mio incontro del mese scorso, proprio un attimo prima che il coronavirus bloccasse tutto!
E' stato difficile da preparare, ma una grande soddisfazione.
I temi sono talmente tanti che voglio riproporlo in versione espansa (2 o 3 serate). In più gli interventi dei convenuti, mi hanno aiutato a focalizzare certe questioni da inserire (es. sul rapporto tra il Dio dei mistici e quelLo delle religioni).
Qui le diapositive, più sotto il link al sito dove c'è anche la registrazione della conferenza (purtroppo l'audio è "approssimativo") e i riferimenti bibliografici.
Ecco una chicca che ho custodito gelosamente negli anni, e che finalmente vede la libertà. L'unico e inimitabile inno alla nutria, proveniente da una attività di ascolto profondo dello Spirito della Nutria che vive e prolifica nelle terre basse.
Ecco l'inno, che non va recitato, bensì declamato. Avrei piacere di metterlo in musica, ma aspettiamo la situazione giusta. Se la recitate in giro e fate un video/registrazione mandatemi una copia :)
Inno alla nutria
O nutria, o castorino, che vieni dal basso Sudamerica, dalla Patagonia. Là ti cacciava il caimano e in quelle terre lontane vivevi in pace [con l'essere umano.] L'uomo bianco di là ti ghermì, e ti rapì via, affascinato dal tuo morbido pelo. I tuoi figli portava in tutto il mondo, mica è colpa tua!
E qui, ora, che fai; o nutria, o castorino? Tutto quel che fanno le semplici creature di Dio: mangi quel che trovi, fai la tua casetta, -prolifichi- fai, come farebbero gli uomini (né più ne meno) meglio lo fai, in pace con l'ambiente! Quale tra le altre bestie potrebbe fartene una colpa?
Tu, estremo monito all'agricoltore avido e dissennato pallido zombi della Monsanto che inquina, terre e acque dall'alto del suo trattore
L'uomo ha divelto, sterminato ogni selvaticità da questa grande pianura. Tutto è a misura di macchina, e quando non rimane più natura da inquadrare, ecco!
Dio manda un animaletto che costringe l'uomo padano a riveder le sue azioni, le sue strategie... E se fosse saggio, a rivedere sé stesso!
Tu, tromba dell'apocalisse che avvisa tutti quanti: "quanto potrete resistere, lontano dalla natura? imparate da me, che sono piccola e pura".
E infine, se noi fossimo indiani in questa sterminata pianura tu potresti essere il bisonte di piccola statura.
Dalle discussioni con gli eccellenti amici, con il gruppo di Exit, e dalla lettura di Maria Montessori, emerge la necessità di confrontarsi coscientemente e radicalmente con il sistema tecnico. A tal proposito, cito un testo interessante, tratto dal libro Educazione e Pace (pagg 10-11):
Manca nella società odierna la preparazione adeguata dell'uomo allo stato presente della vita civile, l'«organizzazione morale» delle masse.
Nell'umanità gli uomini sono educati a considerare se stessi come individui isolati, aventi i loro interessi immediati da soddisfare, in concorrenza con altri individui. Sarebbe necessaria una «organizzazione» poderosa per comprendere ed organizzare gli avvenimenti sociali, per proporsi e perseguire fini collettivi, e così ordinare il progresso della civiltà.
Esiste invece oggi solo una «organizzazione delle cose», non degli uomini; solo l'ambiente è organizzato. I progressi tecnici hanno messo in moto una specie di «meccanismo» formidabile, che si trascina dietro gli individui, attratti come polvere da una calamita. E ciò si dica degli operai come degli intellettuali. Tutti vivono isolati l'uno dall'altro nei loro interessi, tutti cercano niente di più che il mestiere che assicuri la vita materiale, tutti sono attratti ed assorbiti dagli ingranaggi di un mondo meccanizzato e burocratizzato. È evidente che i «meccanismi» non possono sospingere l'umanità verso il progresso, perché il progresso dipende dall'uomo. E un momento deve arrivare in cui l'umanità domina il progresso e ne assume la direttiva.
Questo momento è già arrivato. O le masse si organizzano e s'impadroniscono del mondo meccanico, o il mondo meccanico distrugge l'umanità.
Questo formidabile passo e questo concorso universale dell'umanità al progresso realizzato richiedono per sostenersi che l'umanità si organizzi. È urgente che l'umanità intera intervenga e ponga riparo a un difetto che mette in pericolo l'esistenza della civiltà. Bisogna organizzare l'umanità perché la frontiera pronta a cedere e per cui entra il nemico, —cioè la guerra,— non è quella materiale delle nazioni, ma la impreparazione dell'uomo e l'isolamento dell'individuo. Bisogna «svolgere la vita spirituale dell'uomo», e organizzare poi l'umanità per la Pace.
Il sistema tecnologico sta cambiando molto velocemente l'ambiente attorno a noi... quanto di questo cambiamento sarà gestito, e quanto invece ci travolgera? Dipende da noi, dalla nostra capacità di essere coscienti, e dalla nostra capacità di organizzarci. Comunitariamente, mi verrebbe da dire.
Alcuni video su tecnologia e futuro, tanto per avere delle prospettive tra lo stupefacente e l'inquietante:
«Dalla religione deriva lo scopo di un uomo; dalla scienza, il suo potere per realizzarlo. A volte le persone chiedono se la religione e la scienzasi oppongano l'una all'altra o meno. Si oppongono: nel senso che il pollice e le dita delle mie mani sono opposti l'uno all'altro. Si tratta di un'opposizione per mezzo della quale tutto può essere realizzato. From religion comes a man's purpose; from science his power to achieve it. Sometimes people ask if religion and science are not opposed to one another. They are: in the sense that the thumb and fingers of my hands are opposed to one another. It is an opposition by means of which anything can be grasped. (da The World of Sound, pp. 195-196)
Mi è piaciuto molto questo discorso, perché rispecchia l'afflato poetico che sento sorgere dentro di me a volte. Pur senza attingere alla sapienza umana, lo spirito poetico si comunica agli uomini, tramite i poeti. Al momento opportuno pubblicherò l'inno alla nutria, e nulla sarà più come prima!
« Qual è oggi l’utilità o la funzione della poesia? ». La domanda si rivela non meno urgente per il fatto di essere posta in tono provocatorio da tanti babbei o soddisfatta con risposte apologetiche da tanti sciocchi. La funzione della poesia è l’invocazione religiosa della Musa; la sua utilità è la sperimentazione di quel misto di esaltazione e di orrore che la sua presenza eccita. Ma « oggi »? La funzione e l’utilità rimangono le stesse: solo l’applicazione è mutata. Un tempo la poesia serviva per ricordare all’uomo che doveva mantenersi in armonia con la famiglia delle creature viventi tra le quali era nato, mediante l’obbedienza ai desideri della padrona di casa; oggi ci ricorda che l’uomo ha ignorato l’avvertimento e ha messo sottosopra la casa con i suoi capricciosi esperimenti filosofici, scientifici e industriali, attirando la rovina su se stesso e sulla sua famiglia. L’« oggi » è una civiltà in cui gli emblemi primi della poesia sono disonorati; in cui il serpente, il leone e l’aquila appartengono al tendone del circo; il bue, il salmone e il cinghiale all’industria dei cibi in scatola; il cavallo da corsa e il levriero al botteghino delle scommesse; e il bosco sacro alla segheria. Una civiltà in cui la Luna è disprezzata come un satellite senza vita e la donna è « personale statale ausiliario ». In cui il denaro può comprare ogni cosa eccetto la verità, e chiunque eccetto il poeta posseduto dalla verità.
[EDIT aggiungo anche questo seguito, in cui Graves si rivolge direttamente ai poeti]
Datemi pure della volpe che ha perso la coda; io non sono servo di nessuno e ho scelto di vivere nella frazione di un paesino sui monti di Maiorca, cattolico ma antiecclesiastico, dove la vita è ancora regolata dall’antico ciclo agricolo. Privo come sono della coda, ossia del contatto con la civiltà urbana, tutto ciò che scrivo deve suonare assurdo e irrilevante a quelli tra voi che sono ancora legati agli ingranaggi della macchina industriale, sia direttamente come operai, dirigenti, commercianti
o pubblicitari, sia indirettamente come funzionari, editori, giornalisti, insegnanti o dipendenti di una rete radiofonica.
Se siete poeti, comprenderete che l’accettazione della mia tesi storica vi obbliga a una confessione di tradimento che sarete restii a fare. Avete scelto il vostro lavoro perché vi prometteva un’entrata costante e il tempo libero necessario per rendere un prezioso culto a metà tempo alla Dea che adorate.
Un progetto che ho realizzato l'anno scorso all'Opificio Golinelli di Bologna... queste sono le slide della presentazione finale. veramente una grande soddisfazione.
Premessa: questo articolo non vuole parlare di moralità, ma di sovranità. Non voglio cioè sia preso come moralista, ma come richiamo alla capacità personale di produrre responsabilmente il nostro destino.
Una discussione su facebook, riguardo ai Bitcoin e alle banche, mi ha permesso di dar voce a una serie di considerazioni che ho maturato nel corso degli anni.
La criptovaluta ha la funzione di unità di conto? «A mio parere no - risponde Ferdinando Ametrano, docente Bitcoin e Blockchain Tecnologies all'Università Bicocca di Milano -. L’offerta finale del numero di Bitcoin è definita. Una condizione che, nei fatti, lo rende volatile. Variabile nel suo valore con il mutare della domanda». In un simile contesto «la criptovaluta non può considerarsi unità di conto perché è come un metro che, con il passare del tempo, si allunga o si accorcia». Di conseguenza non è un buono strumento da usarsi nella contabilizzazione.
E le mie (forse troppo veementi) risposte sono state:
Le banche classiche hanno tutto da perdere dallo svilupparsi di queste monete alternative. Per questo le snobbano, salvo poi comprarle se pensano che avranno un futuro.
La struttura peggiore presente nel mondo è quella della finanza, che governa gli stati e gli eserciti... ogni tentativo di creare realtà che la superino è meritorio.
Ancora:
Luca Fantacci, docente di storia economica all'Università Bocconi - spiega...
Le discussioni sulla definizione di moneta alle quali avevo assistito al tempo del gruppo spontaneo di Cittadini oltre la Crisi, mi aveva lasciato con l'amaro in bocca. Comuni cittadini che stavano a dibattere sulla definizione di moneta, citando quel o quell'altro teorico, senza approdare a nulla. Sembrava di assistere a una discussione di medici ottocenteschi sul ruolo delle influenze astrali negli umori umani... insomma un dibattito tra sordi su argomenti del tutto teorici o infondati.
I Banchieri, partendo da arbitrarie definizioni, si prendono giustamente il diritto di dire agli ignoranti cosa è e cosa non è una moneta. Questo serve non tanto a raggiungere una verità di qualche tipo, quanto a manipolare i poveracci, e facendogli dimenticare un fatto ovvio, se uno si toglie i paraocchi.
Il fatto di cui parlo è che una moneta è quella cosa che il popolo usa come una moneta. Possono essere (storicamente) i semi di cacao, le conchiglie, l'oro, le monete o la carta timbrata, o i bit. Se la massa umana, i lavoratori, crede che una cosa sia una moneta, abbia valore, e la usa come moneta, quella cosa "diventa" una moneta, perché noi, collettivamente, proiettiamo il valore su questa o quella situazione.
Non a caso, gli indiani americani, vedendo gli invasori occidentali che si scannavano per l'oro, chiamavano questo minerale: "Il metallo giallo che fa impazzire l'uomo bianco". Questa definizione può essere fatta da chi si sente esterno a questo sistema di potere. Ma se ci sono degli esterni, significa che il vincolo non è reale, è illusorio, anche se si tratta di un'illusione condivisa da molti. Riconoscere la natura illusoria del potere del denaro è il primo passo per poter avvalerci di certe libertà nei suoi confronti.
Ieri sera ho assistito alla bellissima conferenza di Beppe Robiati, dal titolo "La terra è un solo paese, l'umanità i suoi cittadini" - Come realizzare questa visione? - Dalle parole ai fatti; il valore dei principi, l'efficacia delle azioni.
Durante la conferenza Beppe ha illustrato con la solita , oltre che della vita e del messaggio di speranza di Bahá’u’lláh, e dell'importanza dell'etica e dei valori per la il benessere dei popoli, dei principi etici mondiali riconosciuti dalla comunità delle religioni... sono molto interessanti perché, oltre a contribuire alla pace e alla definizione di un'etica a livello mondiale (quindi per la regolazione dei rapporti intra ed extranazionali), possono aiutarci a gestire nella pratica i rapporti non sempre facili tra noi e i "nuovi arrivati" di altre culture, che fanno riferimento a sistemi religiosi/valoriali diversi, ma che in generale rispettano certi valori tradizionali anche più di noi occidentali "emancipati".
Questi principi sono insomma trasparenti alle differenze religiose, ma sono accettabili anche dai laici che abbiano una coscienza. Andrebbero prima praticati e sviluppati nel quotidiano, e poi anche insegnati agli altri.
«Quest'unico mondo ha bisogno di un unico ethos fondamentale; quest'unica società mondiale non ha certamente bisogno di un'unica religione e di un'unica ideologia, ha però bisogno di alcuni valori, norme, ideali e fini vincolanti e unificanti.» (HANS KÜNG, Progetto per un'etica mondiale)
Nel 1993, alcuni rappresentanti del Parlamento delle religioni del mondo hanno reso pubblica una Dichiarazione per un’etica planetaria, la quale afferma che «esiste già tra le religioni un consenso suscettibile di fondare un’etica planetaria; un consenso minimo che riguarda valori obbliganti, norme irrevocabili e tendenze morali essenziali». Questa Dichiarazione contiene quattro princìpi.
«Nessun nuovo ordine del mondo senza un’etica mondiale». Noi tutti abbiamo una responsabilità nei confronti di un migliore ordine mondiale.
«Ogni persona umana sia trattata umanamente». La presa in considerazione della dignità umana è considerata come un fine in sé. Tale principio riprende la «regola d’oro» che è presente in molte tradizioni religiose.
La Dichiarazione enuncia quattro direttive morali irrevocabili:
l'impegno per una cultura della nonviolenza e del rispetto di ogni vita. “Non uccidere” o, in positivo, “Rispetta ogni vita”.
l'impegno per una cultura della solidarietà e un giusto ordine economico.“Non rubare” o, in positivo “Agisci in maniera corretta e leale”
l'impegno per una cultura della tolleranza e per una vita nella sincerità. “Non mentire” o, in positivo, “Parla e agisci con sincerità”
l'impegno per una cultura della parità dei diritti e della solidarietà fra donne e uomini. “Non commettere atti impuri”* o, in positivo, “Rispettatevi e amatevi a vicenda”
Riguardo ai problemi dell’umanità, è necessario un cambiamento di mentalità, affinché ciascuno prenda coscienza della propria pressante responsabilità. È dovere delle religioni coltivare tale responsabilità, approfondirla e trasmetterla alle generazioni future.
Cito da Wikipedia:
Fin dalle prime parole la Dichiarazione metteva poi in luce quanto il proprio intento fosse ben lungi dal voler creare unʼunica sovrastruttura etico-religiosa globale: «Per etica mondiale non sʼintende unʼideologia mondiale o una religione mondiale unitaria al di là di tutte le religioni esistenti». Non si tratta insomma di un altro universalismo universalistico o monocentrico, che intenda soppiantare o ricoprire la molteplicità degli universalismi: «unʼetica mondiale non intende neppure sostituire lʼalta etica delle singole religioni con un minimalismo etico. La Torà degli ebrei, il Discorso della montagna dei cristiani, il Corano dei musulmani, la Bhagavadgita degli indù, i discorsi di Buddha, i detti di Confucio – restano il fondamento per la fede e per la vita, per il pensiero e lʼazione di centinaia di milioni di uomini».
Note:
* Vista l'ampio uso che la Chiesa Cattolica ha fatto del concetto di "atti impuri" per indurre il senso di colpa nei credenti, forse sarebbe più appropriato in Italia tradurre questa norma con "gestisci la tua sessualità", ma l'argomento è da approfondire, perché da una parte è indubbio che la sessualità vada controllata (da noi i crimini sessuali, come gli stupri, sono all'ordine del giorno), dall'altra non è chiaro in cosa consista una sessualità "sana". Per Reich, la sessualità una fonte di energia, ma anche un mezzo di controllo delle masse.
Un essere umano, uomo o donna che sia, deve obbedienza a qualcuno? E se si, a chi? Alcuni risponderebbero alla Chiesa, allo stato, ai schéi (alle esigenze economiche), al proprio marito, al proprio capo, a sé stessi... non è facile rispondere a queste domande. Il cristianesimo ha qualcosa da dire in proposito? Per accennare una risposta partiamo da lontano...
L'idea che mi sono fatto è che lo spirito cristiano, pur avendo nutrito una civiltà millenaria, non si è ancora espresso completamente a livello umano, in quanto imbrigliato nei sistemi patriarcali e di dominio.
E proprio per questo, innumerevoli voci si sono levate nei secoli per condannare la chiesa cattolica di ipocrisia e tradimento dei valori che essa stessa predica.
La lotta tra cristiani liberi e gerarchie (religiose o statali), che apparentemente è stata vinta da queste ultime ha sortito l'effetto di elevare da terra (tramite roghi o croci, massacri e scomuniche) quelle figure che sono morte o sono state perseguitate a causa dei loro ideali (non a caso accostabili alla figura del Cristo crocifisso dal potere, tanto cara ai cattolici). Citiamo come esemplari Margherita Porete*, le comunità catare, Leone Tolstoj.
In tempi recenti ci sono stati altri uomini interni alla chiesa cattolica che, pur non essendo stati uccisi violentemente, sono stati perseguitati dalle gerarchie, proprio a causa delle loro idee cristiane: Pierre Teilhard de Chardin, Lorenzo Milani, don Zeno Saltini**. Le loro idee andrebbero attentamente studiate, se non altro perché avendo dato tanto fastidio da meritare di essere avversate dal potere costituito, probabilmente sono quelle utili al cambiamento delle strutture patriarcali tuttora in piedi. Non è un caso se Pierre Teilhard de Chardin e Lorenzo Milani, una volta deceduti, sono stati riabilitati e, edulcorati dei tratti più spigolosi, stanno "facendo scuola".
Oltre che alcune delle cose che penso e che mi interessano, inizierò a pubblicare sul blog le cose che faccio nella vita materiale.
Allora, incominciamo con la lista degli eventi che ho organizzato con la mitica Associazione La Corte Vecia di Gazzo Veronese nella stagione 2016/2017.
Seguiranno i progetti con Arduino e di stampa 3D :)
7 luglio: Dio non vuole che tu lavori troppo!
saggezze tradizionali vs lavorismo
9 giugno: Proiezione del docufilm Domani
virtuose dinamiche di comunità
7 aprile: Proiezione del docufilm Matriarké (ospiti del gruppo Le Matonele)
le società paritarie non sono un'utopia ma esempi che ci possono ispirare
La scrivania di una persona creativa è spesso in disordine, e il motivo razionale è che, se mentre si sta cercando un documento, se ne trova invece un altro inaspettato che scatena un'associazione proficua, ci si trova per le mani una nuova idea. Ho chiamato questa proprietà "Il magico potere del disordine".
Grazie a questa modalità caotica, in questi giorni ho scoperto, una coincidenza interessante, non tramite una scrivania disordinata (cosa che il mio tavolo in effetti è) ma nella lettura disordinata e compulsiva di articoli.
Avevo iniziato a leggere Il Fenomeno Umano di Theillard de Chardin, perché colpito da un post su facebook che ne riportava l'introduzione:
“Per essere correttamente inteso, il libro che qui presento, chiede di essere letto non come un’opera metafisica, né tanto meno come una specie di saggio teologico, ma soltanto e unicamente come un esposto scientifico. La stessa scelta del titolo lo precisa. Nient’altro che il Fenomeno: ma anche tutto il Fenomeno. [...]
È impossibile tentare un’interpretazione scientifica generale dell’Universo, senza aver l’aria di volerlo spiegare fino in fondo. Ma provate solo a osservare queste opere più da vicino: vedrete, ogni volta, che questa Iperfisica, non è ancora, del lutto, una Metafisica. In ogni sforzo di questo genere, per descrivere scientificamente il Tutto, è naturale che si manifesti, con un massimo d’ampiezza, l’influenza di alcuni presupposti iniziali, dai quali dipende tutta la struttura del sistema che precede. Nel caso particolare del saggio qui presentato, due opzioni primordiali - tengo a precisarlo - si aggiungono, una all’altra, per sostenere e dominare tutti gli sviluppi:
la prima, è il primato accordato alla psiche e al pensiero nel Tessuto dell’Universo;
la seconda, è il valore biologico attribuito al Fatto Sociale intorno a noi.
Preminente significato dell’Uomo nella Natura, e natura organica dell’Umanità: due ipotesi che possiamo cercare di rifiutare in partenza; ma non vedo, senza di esse, come si possa dare una rappresentazione coerente e totale del Fenomeno Umano”.
Qualche settimana fa ero per campi e, affascinato, ho registrato il gracidare delle rane...
Dopo il momento contemplativo uno potrebbe chiedersi... ma quante rane ci sono in questo audio? Ovvero, quante rane stavamo ascoltando?
Il primo passo che ho pensato è fare un'analisi dello spettrogramma, tanto per capire come sono composti questi suoni.
Ma cos'è uno spettrogramma? Secondo Wikipedia, uno spettrogramma è:
Uno spettrogramma è la rappresentazione grafica dell'intensità di un suono in funzione del tempo e della frequenza o, in altre parole, è la rappresentazione grafica della funzione reale i delle variabili reali t ed f: i(t,f).
In pratica, uno spettrogramma è una rappresentazione dell'andamento in frequenza di un segnale al variare del tempo. La cosa essenziale da capire è che spettrogramma rappresenta abbastanza bene il modo in cui viene sollecitato il nostro sistema uditivo da un suono che varia nel tempo.
Ad esempio, su wikipedia vediamo l'esempio di uno spettrogramma dei suoni vocalici "a" ed "i" pronunciati da un madrelingua italiano e relative forme d'onda
Durante il dottorato è sorta dentro di me una visione riguardo alle forme viventi. Si possono considerare le specie viventi come punti in uno spazio multidimensionale delle modalità di configurazione della materia-energia. La scoperta di leggi come queste permette di ridurre la dimensionalità di questo spazio, restringendo l'ambito delle configurazioni ammissibili.
Tu nasci, cresci, sei istruita dal tuo popolo.
Ma nessuno può insegnarti l'amore.
L'amore è una forza che un giorno, quando sarai pronta,
scoprirai dentro di te, nel tuo cuore.
Una forza vitale, indomita.
Ma quando la scoprirai, che farai?
Lo manifesterai coraggiosamente o lo seppellirai?
Da quel che ne farai mostrerai chi tu sei veramente.
L'uomo è la propria stella; e l'anima che può foggiare un onesto e perfetto uomo comanda ogni luce, ogni influsso, ogni fato; nulla per lui accade o presto o troppo tardi. I nostri atti sono i nostri angeli, buoni o cattivi, le fatali ombre che ci camminano accanto in silenzio. Fletcher e Beaumont, La fortuna dell'uomo onesto. Epilogo.
Getta il marmocchio sulle rocce, allattalo al capezzolo della lupa, allevalo col falco e con la volpe, vigore e speditezza siano mani e piedi per lui.
Leggevo, l'altro giorno, alcuni versi scritti da un eminente pittore, versi originali e non convenzionali. L'anima sempre avverte come un ammonimento in versi del genere, quale che ne sia l'argomento. Il sentimento che instillano vale più di ogni pensiero che essi possano contenere. Credere nel proprio pensiero, credere che ciò che è vero per voi, personalmente per voi, sia anche vero per tutti gli uomini, ecco, è questo il genio. Date voce alla convinzione latente in voi, ed essa prenderà significato universale; giacché ciò che è interno diventerà esterno, a tempo debito, e il primo nostro pensiero ci sarà restituito dalle trombe del Giudizio Finale. Familiare com'è una tale voce a ciascuno di noi, il merito maggiore che noi attribuiamo a Mosè, a Platone e a Milton è che essi non tennero in nessun conto libri e tradizioni, ed espressero non ciò che gli altri uomini pensavano, ma ciò che essi pensavano. Ognuno dovrebbe imparare a scoprire e a tener d'occhio quel barlume di luce che gli guizza dentro la mente più che lo scintillio del firmamento dei bardi e dei sapienti. E invece ognuno dismette, senza dargli importanza, il suo pensiero, proprio perché è il suo. E intanto, in ogni opera di genio riconosciamo i nostri propri pensieri rigettati; ritornano a noi ammantati di una maestà che altri hanno saputo dar loro. Grandi opere d'arte non ci offrono una lezione che sia per noi più significativa. Esse ci insegnano ad affidarci alle nostre impressioni genuine con serena inflessibilità soprattutto allorché l'intero clamore di voci è dalla parte opposta. Anzi, potrebbe essere un estraneo, domani, a dirci precisamente, con magistrale buon senso, quello che noi abbiamo nel frattempo pensato e avvertito, e noi saremo costretti, con vergogna, a ricevere da un altro quella che era la nostra propria opinione. Arriva un tempo, nell'educazione di ciascun uomo, in cui egli si convince che la competizione è ignoranza; che l'imitazione è suicidio; che deve saper accettare se stesso per il meglio e per il peggio, come parte sua; che per quanto il grande universo sia buono e generoso, nemmeno un chicco di nutriente grano può arrivare à lui se non attraverso la fatica prodigata su quel pezzo di terra che gli è stato dato da dissodare. Il potere che è in lui è qualcosa di nuovo in natura, e nessuno, eccetto lui stesso, può sapere che cosa sia quello che egli può fare, né può mai saperlo finché non ha provato. Non per nulla una faccia, un carattere, un fatto possono maggiormente colpirlo, e un altro lasciarlo indifferente. Né è senza una prestabilita armonia che vi sia, per così dire, questa scultura nella memoria. L'occhio fu collocato là dove un raggio sarebbe caduto, di modo che potesse testimoniare di quel particolare raggio. Noi esprimiamo noi stessi soltanto a metà e quasi ci imbarazza quell'idea divina che ciascuno di noi rappresenta. Si può, certo, senz'altro ritenere che essa sia qualcosa di buono, di equanime e di giusti esiti, per cui a buon diritto se ne dovrebbe parlare; ma Dio non vuole che siano dei codardi a rendere manifesta la sua opera. Un uomo si sente sollevato e lieto quando ha riposto tutto se stesso nella propria opera e ha fatto del suo meglio; ma ciò che ha detto o fatto in diversa maniera non gli darà pace. È una liberazione che non libera. Nei tentativi, il suo genio l'abbandona; nessuna musa lo soccorre; non ha più inventività, non ha speranze. Confida in te stesso: ogni cuore vibra a una tale corda di ferro. Accetta il posto che il divino provvedere ha trovato per te, la società dei tuoi contemporanei, la connessione degli eventi. Gli uomini grandi sempre fecero così, e affidarono se stessi fanciullescamente al genio della loro età, testimoniando la loro percezione che l'assolutamente affidabile aveva preso posto nei loro cuori, operando attraverso le loro mani, prendendo possesso di tutto il loro essere. E siamo ora anche noi uomini, e dobbiamo accogliere con la più alta convinzione il nostro trascendente destino; e non come minorenni e invalidi riparati in un cantuccio, non come codardi in fuga davanti a una rivoluzione, ma come guide, redentori e benefattori obbedienti allo sforzo Onnipotente e avanzanti sul Caos e le Tenebre. (2) Quali graziosi oracoli ci offre la natura, a tale riguardo, nel viso e nel comportamento di fanciulli, di infanti e perfino di animali! Essi non hanno mai quell'umore d'incertezza e renitenza, quella sfiducia che s'impossessa di noi solo perché la nostra aritmetica ha calcolato le forze e i mezzi che si oppongono a un nostro proposito. Essendo dunque integra la loro mente, il loro occhio è ancora indomato, e noi guardando i loro volti restiamo confusi e perplessi. L'infanzia non si conforma a nessuno; tutto si conforma ad essa, tanto che un bambino riesce di solito a tener testa a quattro o cinque degli adulti che chiacchierano e scherzano con lui. Così Dio ha dotato la giovinezza e la pubertà, nonché l'età matura, di un loro proprio sapore e fascino, rendendo ciascuna età desiderabile e amabile con le sue particolari istanze, nella misura in cui ognuna se ne starà per proprio conto. Non crediate che il giovane non abbia una sua forza solo perché non è in grado di parlare con voi e con me. Uditelo! Nella stanza accanto la sua voce è abbastanza chiara ed eloquente. Sembra che sappia bene come parlare ai suoi coetanei. Timido o ardito, saprà sempre come rendere noi più anziani assolutamente non indispensabili.
(...). Gesù era un laico, non un sacerdote. Non voleva riformare le antiche istituzioni sacre, né crearne di nuove, bensì potenziare i valori della vita partendo dagli esclusi, in una linea di gratuità, fino alle estreme conseguenze. I suoi seguaci credettero in lui e fondarono comunità per preservarne la memoria, sulla base del messaggio del Regno, del perdono e del pane condiviso, creando così diversi ministeri (...) sorti dalla stessa natura laica e messianica del Vangelo.
Successivamente, per esigenze culturali e pressioni ambientali, i cristiani trasformarono questi ministeri in istituzioni patriarcali di tipo gerarchico/clericale. Ma il tempo di questo dominio clericale sta volgendo al termine e dalla radice del Vangelo dovrà sorgere, nelle stesse comunità, un ministero evangelico in una linea non gerarchica. Non si tratta di sopprimere ministeri, ma di dare loro maggiore forza missionaria ed evangelica, per recuperare il messaggio e il cammino del Regno. (…).
AL PRINCIPIO NON ERA COSÌ
(...). Gesù non assunse titoli sacerdotali né rabbinici, ma operò come un comune essere umano (...).
Era stato per un certo tempo discepolo del Battista (…). Ma, dopo l’assassinio di Giovanni, Gesù ebbe la certezza che Dio lo spingesse a proclamare e instaurare il suo Regno (di perdono e concordia universale), cominciando dagli infermi, dagli emarginati e dagli esclusi di Israele (...).
Animato da questa certezza, lasciò il deserto e cominciò a instaurare il Regno di Dio in Galilea, senza titoli né sigilli sacri che lo accreditassero, semplicemente come un israelita cosciente della propria identità e della propria missione. (…). Convinto che Dio fosse il Padre di tutti, promosse un movimento centrato sulla saggezza popolare, sulla cura e sulla comunione tra gli emarginati, che egli risollevò, accompagnò e animò, come destinatari ed eredi del Regno di Dio (cfr Mt 5,3; 11,5; Lc 6,20; 7,22). (…). Aveva la certezza che solo ai margini (fuori dal sistema dominante) si potesse edificare l'opera di Dio, e non certo in un'ottica di potere. Non utilizzò mezzi di reclutamento e di discriminazione classisti (...) propri dei gruppi di potere. Non addestrò un gruppo di combattenti (zeloti), né fondò una compagine di puri (farisei), né optò per un pugno di prescelti in mezzo a una massa di gente perduta. Non fece ricorso al denaro, né alle armi, né coltivò un vivaio di funzionari super competenti.
Non ebbe bisogno di edifici, né di dipendenti, ma proclamò e instaurò il Regno di Dio, senza mediazioni gerarchiche. Parlò con parabole che tutti potevano capire (...) e realizzò gesti che tutti potevano assumere, aprendo canali personali di solidarietà tra esclusi e bisognosi, come guaritore ed esorcista (...) e, soprattutto, come amico dei poveri. Accolse (perdonò) gli esclusi e condivise la mensa con chi veniva da lui, in cerca di salute, di compagnia o di speranza, prendendosi cura in maniera speciale dei bambini, degli infermi e di coloro che venivano espulsi dalla società. (…).
Minacciati dal suo progetto, lo condannarono i sacerdoti di Gerusalemme, dove era andato a presentare la sua proposta, dopo aver trasmesso il suo messaggio e la sua solidarietà, nelle strade e nei paesi della Galilea, a uomini e donne, sani e malati, bambini e adulti. Non si era recato nelle città (Seforis, Tiberiade, Tiro, Gerasa), rifuggendo probabilmente le strutture urbane dominate da un'organizzazione classista, sotto la dominazione di Roma, e volendo diffondere un messaggio universale a partire dalle zone contadine in cui abitavano gli umili e gli esclusi della società (…), in maniera da includere tutti, al di sopra delle leggi di discriminazione sociale o religiosa della cultura dominante.
I primi destinatari del suo progetto erano i poveri, i pubblicani e le prostitute, gli affamati e gli infermi, chi era espulso dal sistema. A questi dedicò la sua vita, da questi volle far partire il suo movimento (...). Ma anche nella società dominante aveva simpatizzanti e amici, ai quali chiese che si lasciassero “curare” dai poveri, ponendosi al servizio della comunione del Regno.